Il libro (postumo) di Ravanelli
sull’Atalanta campione d’Italia

Renato Ravanelli ci ha regalato il suo sogno, lo ha fatto negli ultimi mesi della sua vita, tra un ricovero e l’altro. E il figlio Stefano ha completato il lavoro del padre, dando alle stampe questo suo ultimo libro dal titolo: Quel giorno che l’Atalanta conquistò lo scudetto. Eccolo, il sogno. E il sottotitolo dice: «Quando la fantascienza diventa realtà». Renato Ravanelli è morto pochi mesi fa, a ottantadue anni, praticamente tutti vissuti tra due passioni: quella per il giornalismo e quella per il calcio, in particolare per l’Atalanta. Che seguiva da sempre, da quando era bambino e i suoi genitori gestivano il bar dei tifosi, l’Anselmo, all’angolo tra largo Belotti e via Petrarca, al semaforo. Di fronte c’era Cominelli Sport, non per caso: Cominelli era stato un forte attaccante atalantino. In questo libro (Lubrina Bramani editore, 220 pagine, 14 euro), per una volta, anziché parlare soltanto di storia, di tradizioni, di bellezze della terra di Bergamo, Ravanelli si lancia anche in un volo di fantasia. E, prendendo come spunto il primo campionato con allenatore Gasperini, immagina che l’Atalanta non soltanto faccia un grande torneo, non soltanto si prenda belle soddisfazioni sconfiggendo le grandi, ma addirittura arrivi a vincere il campionato! Non solo la Coppa Italia…

 

 

Il libro di Ravanelli è una specie di romanzo, dove però si usa un registro di scrittura giornalistico: nel libro troviamo cronache delle partite, interviste ai calciatori, ritagli di giornali… che naturalmente sono di fantasia. Accanto a questo, Renato prende spunto per raccontare anche alcune parti gustose di storia dell’Atalanta, aprendo interessanti parentesi. E allora leggiamo, per esempio, dei primi passi della gloriosa squadra nerazzurra; nel volume si spiega perché venne chiamata proprio con questo originalissimo nome. Scrive Ravanelli: «Erano tempi molto romantici, gli studi classici erano i preferiti, in particolare a scuola ti imbottivano di mitologia greca. Pensa e ripensa, saltò fuori Atalanta, una ninfa imbattibile nella corsa, oltretutto celebre per la sua bellezza. Tutti d’accordo. Fu così che, il 17 ottobre 1907, nacque lo Sport Club Atalanta». Imbattibile nella corsa, celebre per la sua bellezza: insomma, l’Atalanta di Gasperini. Un libro particolare, dicevamo, che si gioca tra passato e futuro, fra un tempo che non è più e un tempo che non è ancora. E allora eccolo il futuro, molto prossimo. All’inizio di questo fantastico campionato vincente, l’Atalanta deve affrontare l’Inter. Scrive Ravanelli: «L’Atalanta ospita l’Inter in un pomeriggio freddo e piovoso. Un tempo, quando a Bergamo arrivava la Bisciona, tutti a tremare. Stavolta Gomez, da impunito, fa sapere: “L’Inter è imbottita di campioni, ma noi siamo più squadra. Nessuna paura. Sono loro a farsela sotto”. E così è. I nerazzurri di Bergamo si fanno beffe dei nerazzurri di Milano. Finisce tre a zero con il Gasp che se la gode…».

 

 

È un libro singolare questo ultimo di Renato Ravanelli, giornalista che, tra l’altro, fu anche direttore del Giornale di Bergamo alla fine degli Anni Settanta del Novecento (quando il Giornale di Bergamo, laico, duellava con L’Eco) e poi per molti anni capo dei servizi sportivi de L’Eco di Bergamo. Nel 1980, Montanelli lo chiamò al Giornale, gli offrì il posto di inviato, ma Renato rifiutò e preferì andare a L’Eco di Bergamo. Quando gli chiesi perché lo aveva fatto, mi rispose: «Per mia moglie e mio figlio». Ma torniamo al testo. Alla fine, per i nerazzurri è il trionfo ed è un trionfo mondiale perché tutti si interessano a questa piccola, grande squadra, dall’Africa all’Australia. In fondo al libro, c’è un post scriptum, e lo riportiamo: «Nell’anno dello scudetto, l’Atalanta vince anche la Coppa Italia e la vince sempre senza perdere una partita. Disputa la finale all’Olimpico contro la Lazio che batte “semplicemente” per uno a zero. È un’Atalanta che ormai accusa stanchezza, comunque i terribili ragazzi di Gasperini alzano anche questa che, raffrontata alla Coppa dello scudetto, è per loro solo una coppetta. Ma pensa un po’ cosa succede sotto il cielo di Bergamo, dove un tempo si era fatta gran festa per la conquista della Coppa Italia…».

Bene, grazie Renato per questo simpatico libro, grazie per tutto quello che hai scritto per decenni e per la fiducia che hai dato ai giovani del tuo vivaio, come ha fatto Gasperini. Ma il tuo era un vivaio giornalistico. E, adesso che sei in alto, vedi un po’ di darci una mano, perché il tuo sogno diventi realtà. Ciao.

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