L’ottimismo nerazzurro di Corbani
«Siamo forti, la Coppa la vinciamo»

Il suo primo articolo uscì nel 1952, quando Elio Corbani aveva vent’anni: riguardava il ciclismo. Poco dopo cominciò a scrivere di Atalanta, e non ha più smesso. A metà degli Anni Settanta, con le radio libere, Corbani divenne non più soltanto la penna, ma anche la voce dell’Atalanta. Da un lato i suoi articoli su L’Eco di Bergamo, dall’altra le sue (leggendarie) radiocronache su Radio Alta. E, infine, i commenti su Bergamo Tv. I presidenti si sono avvicendati, gli allenatori pure. Elio Corbani è rimasto, diventando un punto di riferimento per tutto l’ambiente nerazzurro. Allo scadere degli ottant’anni, Elio ha annunciato che non avrebbe più fatto il radiocronista delle partite atalantine; la società nerazzurra, in segno di grande considerazione, ha ritirato la maglia numero 80 e gliel’ha regalata. Elio Corbani è il Signor Atalanta.

 

 

Corbani, mancano pochi giorni alla finalissima dell’Olimpico. Un pronostico?

«Vince l’Atalanta, questa squadra è davvero molto forte».

Lei a San Siro, in quel giugno del 1963, c’era.

«C’ero eccome, e mi ricordo bene. Il Torino era favorito dal pronostico, invece l’Atalanta allenata da Paolo Tabanelli fece una partita indimenticabile, i tre gol di Domenghini ci regalarono il trofeo».

Quell’Atalanta si può paragonare a quella di oggi?

«No, era un modo di giocare molto diverso, che si affidava molto all’estro del singolo. Era una buona squadra, c’erano giocatori di classe come Colombo e Mereghetti, un grande portiere come Pizzaballa, un centrocampista come Nielsen, ma soprattutto esplose un giovane fuoriclasse, Domenghini. L’Atalanta di oggi è una cosa diversa, così come il calcio di oggi è diverso. Anche il cammino per arrivare fino a questa finale è stato molto più impegnativo. Bisogna considerare che, a quel tempo, gli squadroni consideravano la Coppa Italia con una certa sufficienza».

Lei segue la squadra come giornalista da quasi settant’anni.

«L’ho sempre seguita soprattutto da appassionato. Io sono un tifoso».

In questo arco di tempo ci sono stati alcuni momenti esaltanti.

«Sì, abbiamo avuto un’ottima Atalanta per una decina di anni fra il 1948 e il 1957, un’Atalanta che si prendeva grandi soddisfazioni e che fece giocare atleti di grande levatura. Penso ad Hansen e Soerensen, magici danesi, penso a Bassetto, potente e fortissimo centravanti. Penso a Rasmussen, che all’Olimpico…

 

Per leggere l’articolo completo rimandiamo alle pagine 4 e 5 del BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 16 maggio. In versione digitale, qui.

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