Il miracolo all’ospedale di Verona

Era la mattina del 19 dicembre scorso. Come tutti i giorni Lorenzo, un ragazzone di 17 anni, aveva preso il suo motorino per andare a scuola, al liceo scientifico Fracastoro di Verona. Ma all’angolo trafficato tra via Da Mosto e viale Cristoforo Colombo una Mercedes prende in pieno il motorino, Lorenzo viene sbalzato lontano, colpisce violentemente la testa e il casco non serve a evitare una diagnosi che appare subito drammatica. Arrivato all’ospedale è in coma profondo e mostra anche danni respiratori. Le parole dei sanitari dell’ospedale Borgo Trento lasciano poche speranze, tant’è che in famiglia papà Nicola, mamma Claudia e i due fratelli Samuele e Andrea nel grande dolore, iniziano a ipotizzare la donazione degli organi, nel caso Lorenzo non ce l’avesse fatta. «Sembrava spacciato», ha raccontato la mamma. «Aveva crisi neurovegetative e un danno cerebrale molto profondo. Ci hanno detto che sarebbe potuto rimanere in coma per anni».

Il 2 gennaio, giorno del suo diciottesimo compleanno, Lorenzo lo passa nel reparto di rianimazione: non reagiva a nessuno stimolo. Ma al suo capezzale era un continuo avvicendarsi di amici e di compagni. Qualche giorno prima, per Natale, tutta la classe si era data il turno per venire a trovarlo e, come ricorda la mamma, era venuto anche un suo professore. Poi il 19 gennaio, a un mese dal terribile incidente, Lorenzo ha dato inaspettatamente dei segni di risveglio, stupendo tutti, medici per primi. La ripresa a quel punto è stata rapida, tant’è che il 20 maggio ha potuto ritornare sul suo banco di scuola. Per la mamma – e non potrebbe essere altrimenti – è un miracolo. Un miracolo che lei spiega con l’amore da parte di tutti che ha accompagnato Lorenzo in quelle settimane durissime.

 

 

Racconta dei fratelli e degli amici che si avvicendavano a raccontargli cose nell’orecchio, a fargli carezze. Una presenza continua, affettuosa, rafforzata dalla presenza del personale ospedaliero che aveva preso a cuore la vicenda del ragazzo. «Quel giovane va salvato», si era detto Paolo Zanatta, il professore che dirige il reparto di Anestesia e Rianimazione dell’ospedale veronese. E quell’impegno era stato condiviso istintivamente dagli infermieri che vegliavano giorno e notte su Lorenzo. Per mamma Claudia il miracolo è dunque quest’onda di affetto e di amore che ha trasmesso a Lorenzo la forza per vincere la sua battaglia. «Non si può misurare il bene sperimentato, il grande amore ricevuto in tutti questi mesi», ha detto mamma Claudia. «Devo ringraziare chi, combattendo accanto a Lorenzo questa prova terribile, l’ha aiutato a riprendere tutto quello che aveva perso quella terribile mattina».

È una vittoria della vita che i medici spiegano come reazione efficace di un fisico forte che ha saputo assorbire il trauma. Lui, non vuole sentirsi un miracolato e preferisce tagliar corto a chi gli chiede conto di quell’esperienza. «Voglio solo guardare avanti e dimenticare quell’incidente», ripete a tutti. Ma quelle parole di sua mamma è difficile che non se le sia segnate: sperimentare la forza del bene è qualcosa che segna per la vita.

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