Mozzo, il percorso per allenarsi
alla vita “a ostacoli” in carrozzina

Un percorso a ostacoli, per allenarsi alla vita in carrozzina. L’Ospedale di Mozzo è la sede dell’unità di riabilitazione specialistica del Papa Giovanni XXIII, punto di riferimento a livello nazionale nel recupero di pazienti che sono stati soggetti a traumi e lesioni midollari che incidono sull’autonomia di movimento della persona. L’Associazione Disabili Bergamaschi (Adb) che qui ha il suo Point informativo, ha sviluppato un progetto per la realizzazione di un percorso a “ostacoli” per simulare situazioni reali per chi, dopo il recupero ospedaliero, deve affrontare con la carrozzina le difficoltà di ogni giorno.

Il percorso, tra ghiaia e rampe. Wheelchair Outdoor Training è il percorso dell’ambizioso progetto Carrozzina Sprint. «Con il trentennale della nostra associazione volevamo fare qualcosa che rimanesse nel tempo come testimonianza per il lavoro che svolgiamo tutti i giorni. Il progetto che realizzeremo verrà ospitato nel parco dell’ospedale di Mozzo è un percorso di abilità di allenamento per portare la carrozzina nel modo corretto. Finché il paziente rimane in ospedale è in un ambiente protetto, ma quando esce nascono i problemi: non solo scale e marciapiedi, ma anche tombini, buche, o giardini pubblici con diverse difficoltà. È previsto nel percorso un tratto di ghiaia, poi altri di sabbia o con gradini, rampe, dossi, ciottolati, massetti autobloccanti. Saper portare bene la carrozzina la rende più leggera e quindi se la so usare bene non è più un peso psicologico, diventa parte del mio corpo».

 

 

Durante la manifestazione Lilliput, il Villaggio Creativo in Fiera, l’associazione ha lanciato un concorso per dare un nome alla mascotte del progetto. Il tema era: «Costruiamo ostacoli per superare barriere». I bambini partecipanti alla manifestazione, oltre a provare una simulazione del percorso con la carrozzina per toccare con mano un mondo diverso da quello di tutti i giorni, hanno aderito in massa al concorso. Ha vinto Capitan Barriera, un supereroe. «Abbiamo acquistato dalla Lego, quella dei mattoncini, un personaggio sulla carrozzina in 500 esemplari che consegneremo ai chi vorrà contribuire alla raccolta fondi per il progetto, che prevede un investimento di 80mila euro. È sostenuto dall’Accademia dello Sport e Solidarietà, dalla fondazione Aiutiamo la Paraplegia costituita da Clay Regazzoni e abbiamo chiesto a personaggi famosi e a sportivi di postare la loro foto con il modellino di Capitan Barriera su Facebook o su Instagram con gli hashtag #capitanbarriera #carrozzinasprint #adbbergamo #associazionedisabilibergamaschi #wheelchaioutdoortraining #ladisabilitànonesiste. Gasperini ha già postato…».

Il campione in carrozzina. Il centro riabilitativo di Mozzo diventa unità spinale nel 2000, prima era anche centro di riabilitazione per malattie vascolari. «Per fortuna sono diminuite le lesioni per incidenti – spiega Claudio Tombolini presidente dell’Adb – grazie anche alle campagne di prevenzione sui comportamenti di guida, soprattutto per i più giovani, mentre sono in aumento le patologie dovute a virus». Tombolini, classe 1962, romano e “romanista – ci tiene a precisare – è in carrozzina da quando aveva sei anni. Si è trasferito a Bergamo ormai 24 anni fa. Un passato sportivo nel basket: ha partecipato alle paralimpiadi del 1980 e 1984, è stato campione del mondo nel 1983, campione europeo, due scudetti e una finale nella Coppa dei Campioni. Non si è fatto mancare il nuoto, l’at l e t i ca leggera, il ping-pong e la scherma. «La nostra associazione, che quest’anno compie trent’anni, assiste le persone dopo la degenza a Mozzo, fornendo supporto per l’iter burocratico per l’invalidità civile, la patente di guida ma anche per l’utilizzo della carrozzina dopo la dimissione. Tutto quello che non è strettamente di carattere medico, siamo una guida per affrontare la vita di tutti i giorni».

 

 

Un supporto a 360 gradi. La struttura di Mozzo, alla cui riconversione (nel 2000) l’associazione ha contribuito non solo in termini progettuali, ma anche economici, con 2 milioni di euro ottenuti con un progetto Cariplo, presenta al primo piano l’a rea dei pazienti in recupero per protesi all’anca o al ginocchio, sclerosi multipla e malattie degenerative; al secondo invece le lesioni midollari e i traumi cranici. «Facciamo parte della commissione che segue tutto l’iter del paziente e contribuiamo in termini economici a garantire degli specialisti per il supporto psicologico o delle attività di sport terapia che riducono i tempi di ricovero da 8 a 5 mesi. Inoltre ci occupiamo del trasporto dei pazienti che necessitano di ritornare in ospedale dopo le dimissioni con due pulmini e sei autisti volontari: garantiamo circa 2.900 servizi all’anno. Poi ogni dodici mesi destiniamo una quota del nostro bilancio per migliorie alla struttura, come ad esempio la sostituzione delle tv nelle camere». Stare sulla carrozzella non è però il problema principale anche se è quello più evidente. Ci sono aspetti molto più delicati e complessi che non si vedono: l’incontinenza, i dolori intestinali, le piaghe.

La casa di Adb. L’associazione ha sempre avuto un Point informativo nell’ospedale di Mozzo. Poi nel 2012, in seguito alla donazione testamentaria dei coniugi Caminiti-Venanzi, ha deciso di ristrutturare, grazie alla disponibilità dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII, alcuni locali in Borgo Palazzo dove è stata creata la Casa di Adb. Lì si organizzano corsi di fotografia, degustazione vini, corsi medici riabilitativi e psicologici, aggiornamenti ai tanti volontari, oltre 200. La Casa Adb poi mette a disposizione i locali alle realtà del territorio per fare rete e contaminazione con aziende o associazioni.

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