Dicono «negro di m…» all’attaccante
E allora l’allenatore ritira la squadra

Il razzismo non fa breccia nella barriera del calcio bergamasco più vero: il calcio giovanile. Una storia esemplare quella raccontata da Bergamo&Sport. Perché se a Rozzano Igor Trocchia, mister degli Esordienti del Pontisola, avesse abbozzato, come capita di vedere altrove, sarebbe stata una sconfitta di quei valori universali che non possono venire meno su campo da gioco. Al contrario, dovrebbero uscirne rafforzati. Trocchia, invece, quando ha saputo che il suo promettente centravanti Yassine Sankara era stato apostrofato con un odiosissimo «negro di merda», a fine gara ha ritirato la squadra dal torneo. La decisione l’ha presa dopo aver parlato coi propri ragazzi: contro il razzismo servono gesti forti, e tutti hanno approvato. I fatti risalgono al pomeriggio di martedì primo maggio.

Cosa è successo. «Pontisola e Rozzano finiscono la loro partita, la terza del pomeriggio per i Blues – scrive Bergamo&Sport -. Mister Trocchia si accorge che Yassine, ragazzo che ha sempre un comportamento esemplare, rifiuta la mano e le scuse di un avversario. L’allenatore riprende il suo centravanti, pensando che il motivo di fondo sia un fallaccio e per questo sia giusto e normale fare pace, subito però un compagno prende da parte l’allenatore rivelandogli quanto accaduto in campo. Yassine è stato offeso perché di colore, il torneo può andare avanti senza i Blues nonostante le proteste dei dirigenti del Rozzano. Compattezza incredibile, con Trocchia che ha trovato l’immediato sostegno via cellulare del suo responsabile Luciano Pisoni (“non è uno scherzo, ci vuole un segnale forte”, “fallo, Igor, rifiutatevi di giocare e tornate subito a casa, è giustissimo”), oltre che le frasi d’apprezzamento dei genitori presenti, raccolti sulle tribune ad ascoltare la decisione del tecnico».

 

 

Le parole del capitano. Stupende anche le parole dette al mister dal capitano della squadra, Francesco Berardelli, centrale difensivo talentuosissimo, già seguito da alcune big del calcio italiano: «Ciao mister, questa volta ti scrivo per dirti grazie a nome di tutta la squadra perché secondo me il tuo è stato un esempio per tutta la squadra, per tutti i presenti, una strada da seguire, un esempio per la vita. Un grazie perché quello che hai fatto è stato un gesto bellissimo nei confronti di Yasso». Berardelli ha solo 13 anni, come Yassine, ma ha già la stoffa – umana, più importante che quella calcistica, in fin dei conti – per essere «orgoglioso di avere un mister come te che a queste cose dà un valore vero e proprio, non come alcuni che fanno finta di niente e lasciamo perdere… Queste persone che fanno questi gesti secondo me devono essere “punite” perché questo per un ragazzo di 13 anni può essere un trauma». C’è di che commuoversi. Questi sono campioni.

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