Il Papa bacia i piedi e invoca pace
(proprio come l’altro Francesco)

Il video è tutto da vedere e da rivedere: un uomo tutto vestito di bianco, che si piega, nonostante i suoi 83 anni, a baciare i piedi di tre uomini, con la pelle nera. È accaduto giovedì ed è subito schizzato tra i trend topic del web. Perché inaspettato, perché commovente. È andata così: giovedì in Vaticano, o più precisamente a Santa Marta, il residence che papa Francesco ha scelto come propria casa, c’è stata un incontro dedicato all’auspicata pace del Paese più giovane del mondo: il Sud Sudan. Un Paese che ha solo sette anni di vita, ma che è stato lacerato da un conflitto che si prolunga dalla fine del 2013 e che ha provocato duecentomila morti e due milioni di sfollati. Alla base del conflitto c’è la partita dello sfruttamento delle risorse del sottosuolo, soprattutto il petrolio, di cui è ricco questo Paese diventato indipendente dal Sudan nel luglio 2011.

 

 

Per il 12 maggio è prevista la formazione di un governo di transizione, dopo l’accordo di pace tra il governo e l’opposizione armata firmato lo scorso agosto a Khartum, e ratificato a settembre ad Addis Abeba. Il momento dunque è delicato e decisivo. Per questo papa Francesco ha voluto questo incontro su suggerimento dell’arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, che ha sempre seguito da vicino la vicenda. Come ha spiegato il portavoce vaticano Alessandro Gisotti, l’incontro voleva essere «un’occasione per la riflessione e la preghiera, nonché per l’incontro e la riconciliazione, in uno spirito di rispetto e di fiducia, a coloro che in questo momento hanno la missione e la responsabilità di lavorare per un futuro di pace e di prosperità del popolo sud sudanese». Quello di giovedì, insomma, non è stato un incontro politico ma un ritiro spirituale, dove oltre al presidente designato Salva Kiir e al suo rivale Machar, erano presenti altri tre vicepresidenti designati (James Wani Igga, Taban Deng Gai e Rebecca Nyandeng De Mabior) oltre a otto membri del Consiglio delle Chiese del Sud Sudan.

 

 

Dopo aver ascoltato e aver pronunciato il suo discorso, papa Francesco ha voluto rivolgere alcune parole di saluto molto personali ai responsabili politici presenti. Le ha pronunciate in un piccolo salottino, stando in piedi di fronte ai suoi interlocutori, in particolare al presidente della Repubblica Salva Kiir Mayardit, e ai vice presidenti designati presenti, tra cui Riek Machar e Rebecca Nyandeng De Mabior. «E a voi tre, che avete firmato l’Accordo di pace, chiedo, come fratello: rimanete nella pace», ha detto. «Ve lo chiedo con il cuore. Andiamo avanti. Ci saranno tanti problemi, ma non spaventatevi, andate avanti, risolvete i problemi. Voi avete avviato un processo: che finisca bene. Ci saranno lotte fra voi due, sì. Anche queste non avvengano dentro l’ufficio, ma davanti al popolo, con le mani unite. Così, da semplici cittadini diventerete Padri della Nazione. Permettetemi di chiederlo con il cuore, con i miei sentimenti più profondi». Poi si è scostato dal microfono, ha aggirato il tavolino che lo separava dai suoi interlocutori, e con la fatica dei suoi 83 anni, per tre volte si è chinato a baciare i loro piedi. Un gesto semplice, molto umano e insieme potente. Un’investitura di responsabilità, che tocca il cuore dei tre diretti interessati, ma riempie di speranza un popolo. Certamente l’altro Francesco, il santo di Assisi, da lassù sorride… Questo è davvero il suo metodo.

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