Parc, l’invenzione di Debora Russi
per fare palestra anche sul lavoro

Chi non vorrebbe vicino alla propria postazione di lavoro, sia che si tratti di un tornio, di una pressa o di una scrivania, una palestra attrezzata per alleggerire e defaticare i muscoli che hanno lavorato eccessivamente? Problemi ai polsi, ai gomiti e alle spalle e i blocchi alla schiena sono le principali cause di assenza dal lavoro. Ora esiste una palestra su misura, da usare nelle piccole sospensioni di lavoro, nei momenti di attesa tra una mail e l’altra, nelle pause tra un ciclo produttivo e l’altro. Si chiama Parc e l’ha ideata una mozzese. È stata una grande emozione per la dottoressa Debora Russi esporre la sua invenzione allo Iea 2018 di Firenze, il Congresso Internazionale di Ergonomia. Giunto alla ventesima edizione, l’evento raccoglie ogni tre anni i migliori esperti e studiosi di ergonomia per migliorare il benessere dei luoghi di lavoro. Quest’anno, tra l’altro per la prima volta in Italia, sono convenuti 68 paesi e più di 1.700 partecipanti.

 

 

Parc è un prototipo di palestra mobile che «prevede l’esecuzione di movimenti che consentono un’attenuazione del sovraccarico biomeccanico di polsi, gomiti e spalle, per prevenire l’insorgenza di patologie cronico-degenerative dell’apparato muscolo scheletrico che, ancora oggi, rappresentano la prima causa di assenteismo dal lavoro. Parc mette a disposizione dei lavoratori cinque semplici postazioni di movimento, codificate sia per tempi che per modalità, il cui utilizzo regolare favorisce il mantenimento di una buona elasticità di muscoli e articolazioni». «Nella mia attività professionale di formatrice per aziende di diverse dimensioni e tipologie – spiega la dottoressa Russi – ho riscontrato una presenza importante di lavoratori e lavoratrici con patologie muscolo-tendinee dovute alla ripetitività di alcuni gesti, alla scorretta movimentazione dei carichi e al mantenimento di posture scorrette durante il tempo lavorativo».

“Formaviva”, la società fondata da Russi con Paola Brandolini, da tempo si occupa di promuovere stili di vita sani in ogni contesto di lavoro, di sensibilizzare i datori di lavoro a investire nel benessere della loro principale risorsa, le persone che lavorano, attraverso percorsi formativi innovativi. Russi ci racconta di aver avuto due vocazioni professionali, la prima come terapista della riabilitazione, nata da adolescente accompagnando la nonna all’ospedale di riabilitazione di Mozzo; la seconda, come formatrice, al termine di un’esperienza di volontariato civile internazionale in Zimbabwe come fisioterapista, a Saint Mary, al confine con il Mozambico. E così Debora si iscrive alla Università Cattolica, studia mentre continua a lavorare in ospedale e si laurea. Tesi di laurea: “La libertà. L’utilitarismo. L’asservimento delle donne di John Stuart Mill”. Cominciano quindi le sue prime esperienza lavorative come formatrice, in Enaip nei servizi di orientamento, poi le prime docenze, il contatto con l’Università degli Studi di Bergamo, dapprima come tutor per gli studenti e poi coinvolta in ricerche e azioni commissionate da diversi enti. L’impegno più importante di quegli anni, che Debora condivide con altri tre colleghi, è una ricerca, commissionata dal Servizio di Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro dell’allora Asl di Bergamo, sulle rappresentazioni della sicurezza nei lavoratori edili. Il lavoro diventa una pubblicazione, Uomini di Cantiere, in cui Debora approfondisce il capitolo dedicato alla presenza di manodopera straniera nei cantieri e quello riservato ai formatori con una progettazione specifica per i capocantieri. Le occasioni di lavorare come formatrice, da quel momento, sono state tante: a stretto contatto con i lavoratori per conoscere da vicino le dinamiche di alcuni comportamenti a rischio e far leva sul ragionamento per promuovere l’autoriflessione.

 

 

E il Parc come è nato? «Amo correre durante il tempo libero e mentre lo faccio mi succede spesso di inseguire un’idea, un desiderio, una curiosità depositata nel retro-cranio, e cosi un anno fa si accende una lampadina: accorciare lo spazio fra il lavoratore e il suo benessere, la sua salute. Ma come? Ho cominciato a pensare che l’idea poteva essere quella di portare la palestra vicino al lavoratore, nei reparti di produzione e negli uffici. Ogni volta che ritornavo dalla mia corsa, aggiungevo un particolare al mio schizzo. Poi mi sono confrontata con un amico ed esperto, Luigi Dal Cason, medico competente ed ergonomo, che mi ha subito detto: mi sembra un’ottima idea». Detto fatto: Russi contatta un artigiano in pensione che, nel suo garage, partendo dagli schizzi inizia a dare forma al progetto. Un vecchio manubrio di bicicletta, un cerchio senza pneumatico, alcune sagome per appoggiare le mani e adeguati contrappesi. «Cosi è nato il primo prototipo artigianale e dopo i primi test e aggiustamenti, il prototipo definitivo per la presentazione allo Iea di Firenze. Intorno al progetto, l’unico tangibile tra tanti espositori che proponevano idee di software, s’è formata una calca di curiosi, esperti che volevano vedere in azione la palestra mobile al lavoro». Le postazioni di lavoro sono state studiate nel rispetto dei criteri ergonomici, i colori hanno avuto la loro funzione attrattiva e l’interesse da parte di realtà pubbliche e private nazionali e internazionali è stato alto. Oggi il brevetto è in attesa di risposta. Ma Russi rilancia: «Mi piacerebbe coinvolgere aziende del territorio o centri di ricerca, tipo il Km Rosso, o associazioni imprenditoriali, come Confindustria, per fare in modo che sempre più lavoratori possano conoscere Parc». Intanto la start-up, www.parc.cloud, oltre a mettere in cantiere una postazione anche per gli impiegati negli uffici, sta cercando finanziatori e una carpenteria per la produzione in serie.

Articolo pubblicato sul BergamoPost cartaceo del 7 settembre 2018

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