Il Ponte di Calusco e le navette
Come abbattere un odioso muro

Martedì eravamo in due sul piccolo pullman da sedici, e sembrava di essere in tanti. Perché alle comodità ci si fa subito l’abitudine e non era affatto male la prospettiva che la navetta delle 9 fosse tutta per me, come è successo nel primo giorno del servizio. Ormai l’autista è un volto amico, ci salutiamo cordialmente, e la puntualità è svizzera, non si sgarra di un minuto. Scherzi a parte, vedendo l’affluenza verrebbe quasi da dire che, dopo i malumori iniziali, sia stato messo a disposizione un servizio fin troppo zelante rispetto alle necessità. Sembrano confermarlo anche i numeri delle altre corse: molte a vuoto, e quelle più affollate con massimo venticinque passeggeri (non ci sono però dei dati ufficiali).

La verità è un’altra, credo: ci vuole tempo per abituare le persone a un cambiamento e dopo questi sette mesi di muro non tutti ribaltano (nuovamente) le loro abitudini dall’oggi al domani. Bisogna riorganizzare le proprie giornate, stravolte dalla notte al giorno in quella surreale serata del 14 settembre. Anche le svolte in positivo come questa hanno bisogno di sedimentare. Figuratevi quelle in negativo! Un motivo in più per riflettere sulle modalità vergognose con cui il ponte è stato chiuso. Un muro costruito in una notte, una barriera invalicabile e odiosa che ha condizionato e condiziona migliaia di vite. La gente dell’Isola e del Meratese ha vissuto e vive un piccolo, minuscolo muro di Berlino. E oggi si rende conto di quanto è bello poterlo attraversare, anche a piedi, in bicicletta. Un servizio puntuale come quello delle navette forse è anche figlio di…

 

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