«Ricambio tutto l’amore ricevuto
aprendo la mia casa ai terremotati»

Centinaia di chilometri separano Stezzano e il centro Italia. Eppure c’è un filo di solidarietà che è più forte e robusto di qualsiasi avversità. Un legame fatto di amore e umanità che non può spezzarsi neppure quando le distanze sembrano infinite, nemmeno quando il vento gelido penetra nelle ossa. Dall’Umbria all’Abruzzo, dalle Marche al Lazio, ci sono le mani infreddolite di ormai troppe persone costrette a vivere in tende umide, insaccate in cumuli di neve.

Queste storie di amara quotidianità hanno colpito il cuore di Valentina Botta che qualche settimana fa ha deciso di aprire le porte della sua casa di Stezzano a tutte le vittime del sisma che ne faranno richiesta. Lo ha scritto in un annuncio pubblicato su terremotocentroitalia.info, un sito che raccoglie tutti gli aggiornamenti sul sisma di questi ultimi mesi. Seguendo le impronte di una decina di altri bergamaschi, questa 35enne ha così messo a completa disposizione la sua mansarda con bagno a due, massimo tre persone, rimaste senza tetto per colpa del terremoto.

 

 

Un grande gesto di coraggio, ma anche di riconoscenza verso tutti coloro che tre anni fa le sono stati vicini quando ha perso suo marito Stefano Pedroni in un incidente stradale. Valentina ricorda quel famigerato 10 dicembre 2013 come se fosse ieri. Quando il suo Stefano volò in cielo aveva solo 33 anni ed era all’apice della sua carriera. Quella mattina, come d’abitudine, stava raggiungendo in moto il suo ufficio nel milanese dove ricopriva un ruolo dirigenziale nel settore degli investimenti. Si scontrò con un’auto sulla Provinciale 161, a Settala. Nonostante l’arrivo tempestivo dei soccorritori e un intervento chirurgico durato otto ore all’ospedale San Raffaele, morì in seguito alle gravi ferite riportate. «Quando mio marito è venuto a mancare sono rimasta sola con le mie figlie che erano molto piccole. Alessia e Gaia avevano 6 e 19 mesi e io ero ancora in maternità. I miei genitori erano morti, i miei suoceri vivevano ad Albino e così all’improvviso mi sono ritrovata da sola a gestire tutto. È stato in quel momento di sconforto che ho pensato di lanciare un appello sulla pagina Facebook “Le econome”, un’associazione che si occupa di gruppi di acquisto, autoproduzioni e consigli di risparmio che conta circa 40mila soci in tutta Italia. Tanti risposero alla mia richiesta di aiuto offrendomi il loro contributo sia economico che umano. E oggi aprendo la mia mansarda ai terremotati vorrei ricambiare l’amore che ho ricevuto all’epoca».

 

 

Che cosa aveva scritto in quel suo appello del 2013?
«Avevo chiesto un consiglio ai membri del gruppo su come fare per tirare avanti dopo essere rimasta vedova e con due bambine così piccole. In men che non si dica si è mossa una catena di amore che continua ancora oggi. Mi sono arrivati parecchi scatoloni di vestiti per le bambine, i ricaricabili dell’Esselunga, offerte di vario tipo. Ho aperto un conto intestato alle mie figlie dove ho depositato i duemila euro che mi sono stati donati, così li utilizzeranno quando saranno più grandi per pagarsi gli studi. Oltre al lato economico sono stata supportata da un sacco di gente anche dal punto di vista umano. Mi hanno aiutata tantissimo a non sentirmi sola in quella difficile fase della mia vita con messaggi e telefonate. Ancora oggi, dopo oltre tre anni, sono rimasta in contatto con molti di loro. Non passa giorno senza che una di queste persone mi chiami per chiedermi come sto. Per me, che non ho più nemmeno i miei genitori, sono gesti importantissimi. Con una semplice richiesta di consiglio ho sollevato un vero polverone, non mi aspettavo una simile catena di solidarietà, ma ne è valsa la pena. Adesso mi trovo nella condizione di poter ricambiare il bene che ho ricevuto dagli altri offrendo un po’ del mio spazio e del mio sostegno a chi è in difficoltà».

Di qui la scelta di pubblicare un annuncio su terremotocentroitalia.info…
«Già, quale occasione migliore? »

Insomma, lei e le sue figlie vi dovrete stringere un pochino per far spazio ai nuovi potenziali inquilini…
«Sì, ma non cambierà molto. A Stezzano ho una casa piuttosto grande, la mansarda è ampia, una sessantina di metri quadrati con bagno, quindi indipendente. Ci possono vivere tranquillamente un paio di persone. Da quando non c’è più mio marito le bimbe dormono sempre insieme a me quindi la loro cameretta al piano superiore è sempre libera».

Qualcuno ha già risposto all’appello?
«Non ancora».

Ma gli interessati contatteranno direttamente lei oppure si è affidata a qualche associazione che farà da filtro?
«Per ora ho fornito i miei recapiti. L’auspicio è che rispondano all’appello mamme con bambini oppure una coppia di anziani. Vorrei, se possibile, fare una certa selezione. Preferirei per esempio non ospitare uomini in casa, ho due figlie piccole, non si sa mai… Aiuto tutti volentieri ma ci dev’essere anche un margine di sicurezza. Prima di tutto voglio garantire un ambiente tranquillo per le mie figlie, senza incorrere in pericoli».

 

 

Non ha paura delle truffe?
«Ho pensato anche a questo. Di questi tempi bisogna tenere gli occhi aperti. Anche quando ho lanciato il mio appello sulla pagina Facebook «Le Econome», le amministratrici del gruppo prima di aiutarmi, farmi inviare vestiti o denaro avevano effettuato diverse verifiche incrociate sul mio conto attraverso Internet o i giornali per capire se la mia storia fosse vera. Su simili tragedie non si scherza, ma purtroppo ci sono in giro troppi furbacchioni e un controllo in più non fa mai male».

Resta però il problema della distanza: ci sono centinaia di chilometri tra Stezzano e il centro Italia… «Certo, è vero. Ma si tratta di una sistemazione di emergenza, temporanea. Un viaggio un po’ più lungo si può intraprendere. Ovviamente potrò regalare un letto confortevole e un pasto caldo soltanto a chi è libero da legami familiari o di lavoro con la sua terra d’origine. Devo ammettere, però, che qualcuno mi ha già criticata per la mia scelta».

Perché? Cosa dice la gente?
«Dicono che sono matta perché nessuno mai si sposterà dal centro Italia per venire fino in Bergamasca».

Ci è rimasta male?
«Io penso che chi non fa niente non sbaglia mai. Io provo a rendermi utile con questa iniziativa, vedremo cosa succederà. Se ci sarà l’occasione donerò anche i vestiti delle mie figlie ai più bisognosi. Sono già in contatto con la protezione civile».

Ha sempre vissuto a Stezzano?
«Ho vissuto ad Azzano San Paolo, prima nella zona dei campi sportivi e poi in via Carso. Quattro mesi fa mi sono trasferita in questa casa a Stezzano, immersa nel verde. L’ho scelta proprio perché era molto spaziosa e per due bambine piccole che giocano e corrono dal mattino alla sera è perfetta».

In questo momento sta lavorando?
«Sì, ancora nello stesso ufficio in cui lavoravo quando è morto mio marito. Stefano è venuto a mancare prima di Natale del 2013 e all’epoca ero in maternità. Dopo tre mesi mi sono subito rimboccata le maniche e ho ripreso a lavorare».

Com’è riuscita a gestire la situazione con due figlie piccole?
«Non potendo contare sui miei genitori né sui miei suoceri, ho dovuto iscrivere entrambe all’asilo nido. Per fortuna le mie amiche mi sono state vicino, la sera si alternavano per venire a dormire da noi e tenerci compagnia. Sono state davvero bravissime anche perché le bimbe quando sono piccole danno proprio molto da fare».

Ha parlato ad Alessia e Gaia della possibilità di avere nuovi inquilini in casa?
«No, non ancora. Si agitano subito appena sentono nell’aria una novità. E poi non riescono a tenere in bocca alcun tipo di segreto. Ho paura che si illudano di trovare un’amichetta che starà con loro per sempre, salvo poi rimanere deluse nel caso che a bussare alla nostra porta sia invece una coppia di anziani. Ne parlerò con loro solo quando ci sarà la concreta possibilità di ospitare qualcuno in modo da prepararle al meglio».

Che cosa si aspetta da questa esperienza?
«Spero solo di riuscire a fare del bene senza chiedere nulla in cambio».

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