Rossella e un Albero dei Fazzoletti
Doni per la rotonda di via Crescenzi

Rosella Baldini fa la psicologa, è sposata e ha due figli. Il suo studio si trova in una viuzza vicina alla via Crescenzi. Ha adottato la rotatoria in fondo alla via, quella che finisce con il parcheggio del supermercato Carrefour.

Come le è venuto in mente di adottare una rotatoria?
«Ho fatto un viaggio in Normandia, a un certo punto sono arrivata nella cittadina di Honfleur e ho visto un albero bellissimo con grandi fiori bianchi che si aprivano come dei fazzoletti… ho scoperto che quell’albero si chiama Davidia Involucrata e che la gente lo definisce, appunto, l’Albero dei Fazzoletti, ma anche l’Albero dei Fantasmi. Mi ha proprio colpito tanto quella pianta. Poi ho fatto una visita nel nostro Orto Botanico, in Città Alta, e ho visto due esemplari di questo albero, pure bellissimi…».

E quindi?
«E quindi avevo in mente la rotatoria di via Crescenzi, dove c’è la nuova Sace, ho pensato che magari potevo offrirmi per renderla più bella. Io nel quartiere della Conca Fiorita ci sono cresciuta. Adesso abito in Città Alta, però il mio studio è ancora qua. Ho pensato che potevo fare qualcosa, nel mio piccolo, per rendere un po’ più accogliente questo luogo. Mi sono informata e poi mi sono rivolta all’assessore Leyla Ciagà, al dirigente del verde pubblico, Giorgio Cavagnis, al responsabile delle opere del verde, Guglielmo Baggi».

Non ha dimenticato proprio nessuno.
«Ho scritto loro una lettera, era giusto due anni fa, il 22 maggio. Ho scritto che volevo donare un albero da piantare nell’aiuola-rondò allora da poco realizzata in via Crescenzi. Scrissi che donare un albero per me significava contribuire ad abbellire la nostra città e che volevo proporre la Davidia. Avevo allegato una fotografia della pianta, con quei grandi fiori (brattee) in pratica delle foglie modificate che servono a proteggere il fiore vero, che spesso è piccolo e insignificante. Scrissi che sembravano dei fazzoletti stesi ad asciugare dopo il bucato. Infine dicevo che mi sarebbe piaciuto se la mia proposta fosse stata presa in considerazione».

 

 

Quindi anche un privato cittadino può “adottare” un rondò.
«Sì, è possibile. Mi hanno risposto tutti gentilmente e si sono detti felici della mia proposta. Così il 16 dicembre del 2016, abbiamo piantato l’albero e realizzato l’aiuola. Mi sono rivolta a un giardiniere, Giovanni Veronesi, una professionista che fa le cose ad arte. Lui ha procurato una piccola pianta di Davidia e poi ha piantato tutta la rotatoria con delle specie che non hanno bisogno di irrigazione, specie molto resistenti. Certo, la siccità dell’estate scorsa le aveva messe in ginocchio e temevo che fossero morte, invece a primavera ho visto sbocciare di nuovo i fiori e la Davidia ha messo le foglie… è ancora piccola, ma con gli anni diventerà bellissima».

Da dove arriva questa sua sensibilità?
«Le cose belle portano gioia, lo sappiamo. Dopo avere fatto psicologia, mi sono laureata in architettura perché penso che il benessere passi anche attraverso i luoghi, le case, gli ambienti. Ho poi avuto la fortuna di partecipare a un corso riguardante il paesaggio, un corso diretto dal professor Lelio Pagani. Quello che mi ha insegnato Pagani mi ha colpito in profondità e non l’ho mai dimenticato. Lui era una grande persona, uno studioso di valore altissimo».

Ma questa Davidia Involucrata da dove arriva?
«Arriva dalla Cina occidentale. La segnalò padre Armando David, il missionario francese che per primo descrisse il panda. Lui descrisse questo albero dai meravigliosi fiori bianchi. Alla fine dell’Ottocento un altro missionario portò in Francia trentasette semi di questo albero e li seminò. Ne nacque una sola pianta che fiorì, per la prima volta, nel 1906».

È contenta della sua rotatoria-aiuola?
«Molto. Le rotatorie sono dei piccoli mondi, dei micro-paesaggi. Tante sono spoglie, altre ospitano botti, arlecchini, sculture di vario genere, palme… Di fronte alla rotatoria abbiamo applicato due cartelli dove si spiega che cosa è la Davidia. A me piacerebbe inserire anche qualcosa d’altro, magari una bacheca dove chi vuole inserisce dei pensieri, magari sugli alberi, sulla natura. E poi chi passa li può leggere…».

Lei è d’accordo con il motto Zen?
«Sì, certo. Nella vita bisogna fare tre cose: mettere al mondo un figlio, scrivere un libro e piantare un albero».

E quando si sono fatte tutte e tre queste cose?
«Allora si può mettere al mondo un secondo figlio, scrivere un secondo libro, piantare un secondo albero…».

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