Veronica, maestra di tacchi a spillo
(la vita è scomoda ma elegante)

«Che faccio nella vita? Insegno alle donne a camminare sui tacchi. Come mi guadagno da vivere? Insegno alle donne a camminare sui tacchi»: di una semplicità spiazzante. Così s’è presentata ai lettori del sito Lo Spiffero, in un’intervista, Veronica Benini. Perché, effettivamente, tutta la sua vita oggi si svolge attorno a un tacco 12 e a tanta, tanta femminilità. Ma in realtà il tacco a spillo è solo un pretesto: il vero obiettivo di Veronica è «insegnare alle donne di tutto il Paese e di tutte le età come riprendersi la femminilità e l’autostima infilandosi un paio di scarpe col tacco alto». E per farlo ha creato anche un’associazione, la Stiletto Academy, che organizza corsi itineranti in tutta Italia, aperti a donne di ogni età, con l’unico scopo di rendere le scarpe col tacco non uno strumento di tortura imposto dai canoni sociali ed estetici, ma un’arma di femminilità e autostima.

Ma Veronica, in realtà, è anche una blogger di successo e una scrittrice. Il suo nickname, La Spora, ha conquistato un’ampia fetta di pubblico, soprattutto femminile, affascinata dalla storia particolare che questa ex architetto classe 1976 si porta con sé in ogni post e in ogni riflessione. Bisogna però andare con ordine.

 

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Una stilettata alla sofferenza. Era il 2006 e Veronica viveva una vita ricca di soddisfazioni. Laureata in architettura, oramai da anni s’era trasferita a Parigi dove, con passione e talento, progettava grattacieli. Poi nella sua vita ha fatto ingresso, senza chiedere permesso, la sofferenza: le venne diagnosticato un cancro al collo dell’utero. La cura, la lunga convalescenza, la lenta ripresa. Ma anche una cicatrice morale che rimarrà per sempre: a causa della malattia e del conseguente intervento, Veronica divenne sterile. I sogni di potersi costruire una famiglia s’infransero davanti all’inappellabile sentenza del destino e il marito decise di lasciarla. «Ho dovuto affrontare un momento molto difficile» racconta oggi Veronica, quasi con pudicizia, quasi volendo evitare di sfrugugliare in uno spazio così intimo della sua persona. Non ci vuole certo uno psicologo per capire le difficoltà morali che ha dovuto affrontare Veronica. La quale, però, trovò la forza di rialzarsi. E il suo bastone furono, un po’ a sorpresa, un paio di tacchi 12: «I tacchi mi hanno aiutata a sentirmi di nuovo donna, a stare meglio». Grazie agli stiletti, alla femminilità che solo un paio di décolleté sanno regalare, Veronica ritrovò sé stessa.

 

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Una nuova vita. Intanto, durante i difficili mesi della malattia, Veronica aveva inaugurato un diario virtuale sotto lo pseudonimo di La Spora, uno spazio dove si sfogava, raccontava le sue giornate, i suoi momenti bui e le difficoltà. Non passò inosservato, chiaramente, il suo amore per le scarpe, che decise di unire alla passione per la scrittura: il suo blog divenne ben presto uno spazio di confronto “modaiolo”, oltre che un diario di vita. Una volta guarita, le priorità di Veronica erano cambiate: decise di abbandonare i grattacieli e Parigi per dedicarsi a ciò che più in quel periodo difficile l’aveva aiutata, il tacco. In poco tempo tutto cambiò: arrivarono sempre più lettori sul blog, tre libri (di cui due sui tacchi naturalmente) e un’associazione, Stiletto Academy appunto, che con oltre 2mila iscritti alla newsletter racconta il successo di un’iniziativa sui generis, apparentemente frivola, ma in realtà ricca di messaggi positivi. E Veronica non si nasconde: «Stiletto Academy mi ha cambiato la vita. Ho dato molto, ma ho ricevuto tantissimo dal punto di vista umano. In tante mi cercano, mi scrivono, mi chiedono consigli e suggerimenti su tutto». Veronica, persa l’opportunità di avere figli, s’è costruita una nuova grande famiglia.

 

 

Dal tacco alla stima in sé stesse. La Stiletto Academy, sin dal 2010, gira l’Italia dal Nord al Sud, organizzando workshop e lezioni di portamento gratuite. Sono gli sponsor, quelli che hanno creduto nel progetto e che sono stati ripagati dall’inatteso successo dell’iniziativa, a sostenere i costi. Andando sul sito dell’associazione si possono vedere i prossimi appuntamenti e iscriversi agli eventi. Alle lezioni di Veronica partecipano donne molto diverse tra loro: «Hanno dai 25 ai 55 anni. Sono ragazze che vogliono sentirsi più sicure e disinvolte coi tacchi, neomamme che dopo aver partorito vogliono sentirsi di nuovo belle e femminili. Donne che sanno guardare la vita dall’alto del tacco 12 ma con ironia, che è importantissima». E anche se Veronica, scherzando, descrive questi appuntamenti come «un vero gallinaio», qui si parla anche di ortopedia, podologia, postura e stile. Così, a colpi di décolleté e altre scarpe dalle altezze vertiginose, Veronica tenta di far capire alle proprie allieve che i cambiamenti esteriori, spesso, possono essere sinonimo di un cambiamento interiore.

 

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In un’intervista a Donna Moderna, del 2012, Veronica racconta: «Potevo piangere in pigiama o mettermi il tacco 12. Ho scelto la seconda». Una frase ironica, che fa sorridere, ma che in realtà racchiude tutta l’essenza di questa donna e del suo progetto. Perché, oltre alla freschezza fisica e all’equilibrio psicologico, il tumore le portò via anche il sogno di avere dei figli e, poco dopo, il marito, che chiese il divorzio perché voleva metter su famiglia. Colpi che avrebbero potuto abbattere anche un elefante. «Per anni la mia bio di Twitter è stata: “Sono figa, non posso essere anche simpatica” – scrive sul suo blog -. Infatti non ero simpatica, ero ancora incazzata nera e volevo che tutti mi dicessero che ero figa, che valevo qualcosa. Quella bio è finita su magliette, cover di cellulari e mug. Ma io, non avendo mai pensato a depositare la frase, non ho visto un centesimo. Chi poteva immaginarlo? In quegli anni di blogging non ho mai veramente abbassato le braccia anche se ho toccato il fondo, e mi sono attaccata ai miei tacchi». Veronica è stata salvata dai suoi tacchi e ora spera che succeda anche ad altre donne. Oggi la sua bio Twitter è: “Se non ci provi, non lo scoprirai mai”. Forse non finirà sulle magliette, ma è molto più indicata alla sua storia.

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