Giuseppe Pambieri, una vera icona
e la sua gioia pura nel fare teatro

Giuseppe Pambieri: una icona incontrastata del nostro mondo artistico. Nato a Varese ma romano di adozione, resta celebre per la sua interpretazione giovanile nelle Sorelle Materassi, mandato in onda dalla Rai nel 1972 a puntate. Altrettanto significative restano le sue interpretazioni per cinema e teatro attraversando con duttilità straordinaria dai lavori “impegnati” a quelli più leggeri e d’azione, spesso in coppia dal ’78 con la moglie Lia Tanzi, cui si sarebbe aggiunta la figlia Micol. Ultimamente è stato protagonista assai apprezzato del Re Lear di Giancarlo Marinelli, ma proprio in questi giorni è in tournèe con la piece teatrale di Ronald Harwood Quartet, diretta da Patrick Rossi Gastaldi. E con Pambieri, a dar vita agli stessi, indimenticabili, personaggi della famosa versione cinematografica resa famosa da Dustin Hoffman, la presenza di grandi attori come Paola Quattrini, Cochi Ponzoni e Erica Blanc. Spettacolo assolutamente imperdibile, salutato ovunque da lunghi, convinti applausi del pubblico.

 

 

Pambieri, cosa ci racconta di questo lavoro?

«Si tratta di una commedia assai divertente con una infinità di spunti comici e situazioni irresistibili. La storia si svolge nell’elegante giardino d’inverno di una casa di riposo, dove i protagonisti rievocano storie personali fatte di emozioni e qualche ruggine pronta ad affiorare, ma portando tutti nel cuore il rimpianto rassegnato e condiviso di essere stati un giorno grandi protagonisti della lirica. Troveranno il coraggio e la forza, nonostante i danni dell’età, di tornare almeno per una volta ancora sotto le luci della ribalta, riscoprendo il valore dell’amicizia e dell’amore che li ha in fondo tenuti legati da sempre. Sarà assolutamente impossibile annoiarsi nel vortice di dialoghi intensi e inesauribili trovate sceniche».

Lei frequenta spesso e con disinvoltura generi assai diversi…

«Ovviamente recitare Shakespeare è una cosa diversa rispetto al vestire i panni di Rudy, individuo quanto meno originale e spesso incline a scoppi di follia, tipici del suo temperamento bipolare. Tuttavia anche questo è un ruolo che amo moltissimo, perché tutto sommato ciascuno di noi almeno per una volta nella vita si è lasciato andare a qualche eccesso. E proprio questo aspetto a suscitare sentimenti di simpatia e liberatoria ilarità».

Qual è il suo “palcoscenico” preferito: il cinema, la televisione, oppure il teatro?

«Non ho esitazioni: il teatro. Non appena si apre il sipario so che posso misurarmi con il pubblico in un rapporto diretto, senza alcuna forma di mediazione. Ed è proprio questa scossa adrenalinica, questo mettermi ogni volta in gioco che trovo appagante. E poi, quando arrivano gli applausi, provo ogni volta l’impressione di sentirmi davvero vivo, felice!».

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