Se la passione per le cartoline
torna di moda grazie ai… social

Cartoline che passione! Sì, stiamo parlando delle cartoline illustrate, quelle foto imprigionate in lucidi rettangoli i cui paesaggi, scorci di città, donne esotiche, fiori e animali mai visti prima facevano viaggiare col pensiero chi non si era e forse non si sarebbe mai mosso di casa. Spedire una cartolina rivelava un gesto d’amore, un pensiero dedicato, una precisa volontà di condivisione, quando questo termine non era ridotto ad automatismo concettuale. Decidere di mandare cartoline richiedeva tempo e una spesa non proprio indifferente, specie se quanti attendevano magari con ansia quel gesto erano tanti e a volte decisamente troppi. Bisognava recarsi dal tabaccaio del posto, scegliere con cura il soggetto, comprare il francobollo e scrivere qualcosa di adatto e seppur breve capace di suscitare emozioni e partecipazione. Dall’archivio della nostra pur recente memoria sbucano fuori tonnellate di “saluti e baci”, di “stiamo bene e vi pensiamo, così spero di voi”, di “ti amo” con l’impronta di rossetto per non lasciare dubbi sulla temperatura hot del sentimento. Trulli, teatri greco-romani, vestigia romane e idilliaci laghi di montagna contendevano il primato alle decisamente più affascinanti Tour Eiffel, a svettanti grattacieli americani, a fantastiche città d’Oriente.

Ebbene, possiamo relegare tutto questo nel baule dei ricordi del passato, uno stile vintage obsoleto e legato al mondo nostalgico dei nonni? Per niente. Secondo dati degli uffici postali in Italia circolano ancora alcune migliaia di cartoline, spedite a sorpresa da donne e in genere di giovane età. Infatti se sono abbastanza poco numerose quelle che ancora vengono spedite all’interno del nostro Paese, la cosa cambia radicalmente quando ci spostiamo per viaggi all’estero. A quanto pare è proprio questo “cambiamento d’aria” e in un certo senso di abitudini, il rallentamento dei ritmi assieme al desiderio di assaporare meglio ogni attimo del soggiorno che spinge al vecchio rito dello scrivere cartoline, catturati come un tempo dal “magico” espositore girevole. I social sono oggi i padroni della comunicazione, si sa bene, così basta scattare una foto col proprio smartphone per mostrarla ai propri “amici” in un attimo.

Eppure c’è chi ha percepito in questo meccanismo efficientissimo e immediato un che di freddo, di straniante. In grado di creare distanze emotive, piuttosto che avvicinare cuori e scaldare sentimenti. Così un certo Paulo Magalhaes, di nazionalità portoghese, ben tredici anni fa ha lanciato l’idea dello scambio internazionale di cartoline. Lo ha fatto servendosi di un social, ben inteso, e ha inventato tutto dal computer di casa sua: ma la sua intuizione è stata premiata da un successo planetario inimmaginabile. Lo scorso anno la piattaforma che si chiama Postcrossing ed è in continua espansione, ha cambiato grafica con una più innovativa festeggiando il primato di quasi settecentomila utenti per oltre quaranta milioni di cartoline scambiate fra trecento differenti Paesi. Il meccanismo sta nel coinvolgere persone desiderose di spedirsi cartoline da posti diversi pur non conoscendosi affatto. Grazie a questi scambi fisici possono non solo coltivare la loro passione ma anche aprirsi a concrete occasioni per incontrarsi. Paesi Bassi, Russia e Finlandia hanno perfino emesso una serie di francobolli dedicati al postcrossing, ancora non molto conosciuto da noi. Gli Anni Ottanta avevano conosciuto il fenomeno dei cosiddetti “amici di penna”, spesso studenti all’estero che col metodo della cartolina restavano in contatto tra loro. Adesso è arrivato il momento del postcrossing, un ibrido tra virtuale e reale ma che nel logo conserva il rosso e il blu della posta aerea. Insomma, un modo per sognare ancora, per insegnare a credere nella fisicità delle cose come una stretta di mano o un abbraccio, come due labbra rosse impresse sulle parole scritte con il vago e inquieto tremito della mano di un cuore innamorato.

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