Adesso bastano sette punti
e la Dea avrà un posto nell’Olimpo

Oggi ha battuto la Lazio all’Olimpico. Il 29 aprile ha sconfitto l’Udinese a Bergamo. Il 25 aprile ha eliminato la Fiorentina nella semifinale di Coppa Italia. Il 22 aprile ha espugnato il San Paolo superando il Napoli per 2-1. Quattro partite, quattro vittorie, 9 gol segnati, 3 subiti, il quarto posto in campionato a un punto dall’Inter terza con il miglior attacco del torneo (71 reti in 35 giornate), la finale di Coppa Italia, ventitré anni dopo avere giocato l’ultima, 56 anni dopo il trionfo di Milano sul Torino.

Questa Atalanta è pazzesca, questa Età dell’oro sta diventando di platino, questa squadra continua a spostare sempre più in là i propri limiti, come se si divertisse a superarli, in casa e in trasferta dove ha inanellato il decimo successo esterno di un campionato che definire favoloso è riduttivo. Il blitz di Roma è stato il paradigma del calcio di Gasperini i cui spartiti vengono talmente mandati a memoria dagli interpreti, da consentire loro di incassare il consueto gol in avvio per ribaltare l’incontro con una disinvoltura disarmante e una forza che non conosce pause.

Qui sta il punto: a tre giornate dalla fine, mentre alcune rivali si squagliano o al massimo collezionano pareggi: l’Inter a Udine ha colto il terzo di fila, il quarto nelle ultime cinque giornate; Ronaldo ha frenato il Toro; Romero a Marassi ha acciuffato la Roma in extremis e Sanabria ha sbagliato il rigore della vittoria e i giallorossi ora  sono quinti tre punti sotto i bergamaschi. Come ama ripetere Gasperini, ora più che mai l’Atalanta è padrona del proprio destino: se totalizzerà sette punti nelle ultime tre partite (Genoa, Juve, Sassuolo), andrà in Champions League e farà la storia.

Intanto, si prepara l’esodo di Bergamo a Roma, addì 15 maggio 2019. Roma, dove domenica la squadra di Ranieri riceverà la Juve che il 19 maggio ospiterà l’Atalanta allo Stadium. Sarà un finale mozzafiato e l’Atalanta reciterà il ruolo di superstar. Il bello continua a venire.