Arbore, l’arte di godersi la vita

Gira il mondo, suona con la sua band e ogni piazza è un successo strepitoso. Solo un grande impenitente epicureo di lungo corso come quel geniaccio di Renzo Arbore avrebbe potuto inventarsi una formula perfetta per resistere ai tempi, quell’ottimo elisir di lunga vita fatto di note capace di fare contento innanzitutto se stesso e naturalmente il pubblico che ovunque il suo estro musicale lo porti va letteralmente in visibilio. Un bon vivant esperto nel saper pizzicare le corde giuste della sua chitarrina per rivelarsi artista contemporaneo e l’inossidabile uomo di spettacolo di sempre.

Come ama passare il suo tempo, un filosofo della flemma quale è lei?

«Prima di tutto godendosi la vita, lavorando quando è necessario e soprattutto il meno possibile. A che serve inanellare successi e inseguire l’effimero a detrimento della bellezza reale delle cose e della loro godibilità?».

Quindi?

«Un esteta del vivere sa bene che  ogni cosa  va fatta a tempo debito perché come dice il detto “nadie te puede quitar lo bailado”, nessuno può controllare quel che è stato ballato. Ciò che è bello raccontare estraendoli dall’album della memoria sono i compagni, i viaggi, le fidanzate e mille avventure. L’importante è evitare di “ballare” dopo una certa età, perché il rischio di farsi male è alto. In più personalmente preferirei evitare di essere contrassegnato con l’etichetta del più ricco del cimitero».

In tanto ozio ci si muove…

«E anche tanto. Credo di essere un vero cittadino del mondo capace di indossare i panni del luogo istantaneamente: ad esempio, quando giro per gli USA mi sento un po’ il protagonista di ‘tu vuo’ fa’ l’americano’».

Parliamo di grandi occasioni.

«Sì, quando epoche fa grazie a una certa signorina Vittoria mi è stata offerta l’opportunità di presentare la domanda per “maestro programmatore di musica leggera alla Rai”. Ho osato e mi è andata bene: memento audere semper, dicevano i latini. Quei proverbi mi aiutano a vivere alla grande».

Suonare eccita?

«È una grande terapia antitutto e quando suoni non pensi ad altro. Capita che un pezzo ti esalti e sia proprio eccitante. È un modo meraviglioso per interrompere la vita di sempre».

Il gaudente e la chitarrina.

«È un bel binomio e una invenzione che implica però una bella dose di adattabilità ed elasticità. La chitarrina va conosciuta bene, occorre rispettarla e coccolarla…».

Letto o sofà?

«Letto, letto. Sul sofà bisogna passare ore prima di trovare l’assetto giusto».

Il regalo ideale?

«Una vecchia radio “a galena”, retaggio del periodo bellico. Magici trabiccoli realizzati con un cristallo di galena che fungeva da diodo, ed erano autoalimentati: un sogno. Poi, com’è ormai arcinoto,  amo circondarmi di design di qualità e di kitsch orrendo in quantità enorme, oggetti che gli amici non mi fanno mai mancare».

Un buon drink?

«All’Avana, al “Floridita” o alla mitica “Bodeguita del Medio”, claro!».

Basta che c’è sta ‘o sole?…

«No, affatto: occorrono i mezzi per vivere, tanta giustizia per tutti e una ottima salute. Ma è anche vero che il sole può fare autentici miracoli: dove entra il sole, non entra il medico!».