Un giornale che fa respirare

Buongiorno, cari lettori. Poche righe per dirvi che cominciamo questa nuova avventura. Ci vuole coraggio, hanno commentato in molti, ad aprire oggi un giornale cartaceo. Il coraggio ce l’hanno messo i nostri editori, il Gruppo Dmedia, il cui maggior azionista è Vittorio Farina. Nel marzo scorso hanno rilevato il sito Bergamopost e ci han detto: vorremmo che diventasse anche un settimanale. In tempi nei quali la stampa è in profonda crisi, trovare qualcuno ancora disposto a investirci è come vincere alla lotteria.

Che giornale faremo in una provincia dove c’è già una ricca presenza di mezzi di informazione? Abbiamo tante buone intenzioni e un’idea di fondo: vogliamo fare un settimanale bello. E un giornale bello, secondo noi, è quello che fa respirare chi lo legge. Questo è stato il punto di vista con cui abbiamo realizzato il sito e che intendiamo mantenere anche sulla carta. Uno strumento leggero e positivo che guardi con fiducia al futuro senza la pretesa di mettersi in cattedra. Per intenderci, non amiamo il giornalismo che alza i muri o si erge a maestro di morale. E neppure quello che fa di tutto per emozionare o per suscitare indignazione perché così si vende di più. Se qualche soddisfazione ci prenderemo, sarà proprio quella di riportare coi piedi per terra quanti, in ogni campo, si prendono un po’ troppo sul serio.

L’ultima volta che mi sono occupato di un giornale cartaceo risale a cinque anni fa. Praticamente un secolo. Perché i cambiamenti avvenuti da allora sono stati notevoli. Le sicurezze su cui abbiamo poggiato per decenni sono venute meno. Abbiamo perso due bellissime banche costruite col lavoro e coi risparmi della nostra gente; la maggiore industria, Italcementi, è passata in mani tedesche; la Chiesa ha visto diminuire la sua autorevolezza e i giovani allontanarsi sempre di più.

Nello stesso tempo però l’università è cresciuta e si è internazionalizzata; intorno a noi sono fiorite nuove professioni e start up all’insegna della creatività; abbiamo imparato ad aprirci e a valorizzare il turismo, tanto che la Bergamasca, da bella addormentata come veniva definita, appare oggi talmente ricca di iniziative da metterci nell’imbarazzo della scelta. In questo processo, molti sindaci hanno effettivamente rappresentato un cambio di passo. Generazionale e culturale, prima ancora che amministrativo.

Bergamopost nasce per dare voce alle tante novità in città e nei 18 Comuni dell’hinterland dai quali abbiamo scelto di partire. Certo, racconteremo anche ciò che non va, ma con l’obiettivo di offrire un contributo per cambiare le cose.

Il nostro spazio nel panorama editoriale è quello del settimanale, spazio che a Bergamo è scoperto. Non ci poniamo dunque in concorrenza diretta con altre testate. Chiederci di essere un’alternativa ad altri non renderebbe giustizia né a loro né a noi. Bergamopost uscirà tutti i venerdì al costo di 1.50 euro, quattro numeri al mese, totale sei euro. Un contributo minimo che insieme alla pubblicità ci consentirà di esistere e magari, nel tempo, anche di crescere. Un grazie anticipato a tutti coloro che ci sceglieranno nelle edicole e agli inserzionisti che, come potete vedere in questo primo numero, hanno risposto con slancio alla nostra proposta prima ancora di vederla realizzata. Buon viaggio Bergamopost.

 

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