Bocia libero e la verità su Firenze
Noi di BergamoPost non molliamo

La sosta del campionato sembrava fatta apposta perché passassero nel dimenticatoio il pestaggio fiorentino dei tifosi atalantini (addì, notte fra mercoledì 27 febbraio e giovedì 28 febbraio), per non dire della questione Bocia. Ovvero del diritto di Claudio Galimberti di tornare a mettere piede allo stadio dopo un’assenza forzata di un quarto di secolo e, soprattutto, dopo che lo stesso Galimberti ha saldato tutto ciò che doveva saldare con la giustizia. Invece no.

BergamoPost non molla: tre settimane dopo gli inverecondi fatti di Firenze e undici giorni dopo la visita a Bergamo del ministro degli Interni, Matteo Salvini, di nuovo chiediamo verità e giustizia per i tifosi della Dea selvaggiamente picchiati a poche centinaia di metri del casello di Firenze Sud; chiediamo libertà per il Bocia perché torni nella sua Curva. Lo facciamo con chiarezza pari alla determinazione e alla civiltà che, il 3 marzo scorso, hanno spinto tremila tifosi atalantini a marciare pacificamente dal Baretto alla Curva Nord, reclamando l’accertamento dei fatti a fronte delle multiformi e inconcludenti versioni ufficiali, susseguitesi senza chiarire una volta per tutte la dinamica e senza accertare le responsabilità di chi e perché ha ordinato l’assalto ai pullman atalantini.

Gli interventi ufficiali del sindaco e dei parlamentari bergamaschi; la solidarietà alla Curva Nord manifestata dalle tifoserie italiane e straniere; la promessa di Salvini perché luce piena sia fatta sulla notte di Firenze: tutto questo non deve rimanere sospeso nel vuoto pneumatico del tempo che passa. E poi c’è il caso Bocia, ormai di kafkiano stampo: non si capisce perché continui questo ostracistico accanimento contro il leader della tifoseria nerazzurra, il quale, non essendosi mai sottratto alle sue responsabilità, ha abbondantemente pagato il suo conto, colpito da un Daspo che non finisce mai. Senza un ragionevole motivo perché questo Daspo non finisca mai.

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