Due o tre cose che so sul Bocia

La manifestazione del 13 aprile “Per Claudio, con Claudio” segna uno spettacolare, nuovo punto a favore del Bocia che, dopo venticinque anni di ostracismo, ha il diritto sacrosanto di rimettere piede nella sua Curva. Degli aspetti giuridici e burocratici di questa vicenda kafkiana conosciamo tutto. Qui, invece, s’impone rimarcare lo spessore umano di un Atalantino Vero che non ha mai perso l’occasione di aiutare il prossimo. Posso portarne testimonianza diretta. In questi anni, per una serie di inchieste giornalistiche sono stato ad Amatrice come a L’Aquila; ho allacciato un rapporto con lo splendido concentrato di amore e di solidarietà che risponde al nome di “Passione di Yara” e trova le sue anime in Maura e Fulvio Gambiraso; ho incontrato alla Festa della Dea le rappresentanti degli Amici della Pediatria e dei disabili, per citare i luoghi, le persone, i fatti che hanno visto Claudio e la Curva Nord protagonisti di atti, gesti, iniziative concrete in favore di chi soffre, di chi ha bisogno, di chi non vuole sentirsi solo e cerca aiuto. Fatti, non parole.

Ogni interlocutore che ho intervistato, in condizioni anche di estrema difficoltà, alla fine della conversazione ha sempre chiuso con una preghiera: «Per favore, raccontando la nostra storia, dia spazio ai nostri ringraziamenti al Bocia e ai ragazzi, alla gente della Curva Nord per tutto ciò che hanno fatto in nostro favore. Noi non li dimenticheremo mai». E rammento ancora l’orgoglio del presidente de L’Aquila Rugby, gloria della palla ovale italiana, purtroppo successivamente costretta a cessare l’attività, quando mi ha mostrato la maglia della squadra, sulla cui manica campeggiava il simbolo della Curva, in segno di gratitudine. O quando mi ha raccontato dell’accoglienza ricevuta dalla squadra, ospitata a Bergamo dopo il terremoto del 2009, con centinaia di tifosi in moto e in motorino ad accoglierla al casello dell’autostrada. E parlate con Sergio Pirozzi, all’epoca sindaco di Amatrice: chiedetegli chi sia il Bocia e che cosa abbiano fatto per Amatrice gli atalantini giunti da lui il giorno in cui Papa Francesco era in visita nel paese martire del sisma.

Sciascia ha scritto che gli uomini si dividono in cinque categorie: uomini, mezzi uomini, ominicchi, pigliainculo e quaquaraquà. Galimberti appartiene alla prima categoria. Anche per il modo in cui non si è mai sottratto alle sue responsabilità, mettendoci sempre la faccia. Il tempo di un assurdo ostracismo deve finire.

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