E il Bocia sorvegliato speciale
difende i tifosi in Senato

Ci voleva un sorvegliato speciale dello Stato, ci volevano gli ultrà dell’Atalanta e di altre 24 squadre di calcio insieme con la Fortitudo Bologna, per far capire allo Stato che o si cambia registro o gli stadi rimangono un deserto e il pallone si sgonfia. Lasciateci fare quello che siamo capaci di fare prima, con passione e senza violenza: tifare per chi amiamo. Il coro degli ultrà si è levato a Palazzo Madama, sede del Senato della Repubblica e, a intonarlo per primo, è stato Claudio Galimberti, il Bocia. E di cose ne ha dette, con tono forte e chiaro, perché di cose da dire i tifosi ne avevano molte, ai deputati e ai senatori che li hanno incontrati.

Nove anni dopo l’omicidio Raciti e le misure d’emergenza varate per rispondere all’emergenza, sono i tifosi ad aprire gli occhi al Palazzo per dimostrargli che c’è molto da rifare. Che la criminalizzazione di intere curve, la micidiale tessera del tifoso, i tornelli, gli altri strumenti sfollagente hanno ottenuto un solo effetto: svuotare gli stadi non risolvendo il problema. Per non parlare del liberticida articolo 9, dei daspo troppo spesso comminati a casaccio, del divieto di trasferte inflitto anche ai tifosi armati di pane e salame, della corsa a ostacoli per comprare un biglietto, delle limitazioni burocratiche sempre pronte a moltiplicarsi nel paese dei cavilli e delle pandette.

Staremo a vedere se i politici che hanno partecipato all’incontro romano faranno seguire i fatti alle parole. Urge fare in fretta. Intanto, il Bocia, che si è sempre assunto le sue responsabilità e, per questo, ha sempre pagato in prima persona, ha dimostrato che cosa significhi essere coerenti con le proprie convinzioni. Forse nemmeno lui avrebbe mai immaginato che un giorno, pur da sorvegliato speciale dello Stato, avrebbe messo piede nel Palazzo per esporre le sue idee, rappresentando la Curva Italia. Che è decisamente molto, ma molto più frequentabile di alcune tribune d’onore.