Gaia de Laurentiis: «Bella la tv
ma il teatro è incomparabile»

Affiancata dal partner “collaudato” Ugo Dighero, Gaia De Laurentis ha appena iniziato la tournee della nuova pièce di Pierre Chesnot Alle Cinque da me, per la regia di Stefano Artissunch. L’attrice milanese, nota al grande pubblico grazie alla conduzione di programmi televisivi di successo e per la partecipazione a fiction di successo particolarmente apprezzate, non nasconde la sua particolare predilezione per il teatro. E proprio durante una pausa delle prove di Alle Cinque da me, la poliedrica artista concede a Bergamopost questa intervista.

 

 

Gaia De Laurentiis, per la seconda volta è alle prese con Chesnot. Cosa c’è di nuovo in questa commedia?

«Si tratta di una pièce totalmente diversa dalla precedente, che si intitolava L’inquilina del piano di sopra, ma anche se autore e interpreti restano gli stessi in questo caso l’atmosfera che si respira è ben altra. Qui ci cimentiamo nei ruoli di cinque personaggi differenti, tutti esilaranti e volutamente esagerati, prima che i protagonisti della storia dopo una serie di sbandate “oniriche” riescano a ritrovarsi».

In quale delle donne interpretate in Alle cinque da me si ritrova?

«In nessuna, fondamentalmente. Sono figure troppo esasperate per poterle incontrare nella realtà. Forse potrei identificarmi in Charlotte, la più normale di tutte, la meno caricaturale. Personalmente, madre di quattro figli, ho una visione della vita piuttosto convenzionale».

Com’è nata l’idea di mettere in scena questo lavoro di Chesnot?

«È stata Dorothee Chesnot a consigliare il regista di leggere e mettere in scena il testo del padre Pierre Alle cinque da me, rimasto favorevolmente colpito dopo aver visto me e Ugo a Roma interpreti della sua precedente commedia. Così ha pensato a noi anche per questa, arrivando addirittura a scrivere una scena appositamente per noi. Lo spettacolo è impreziosito dall’essenziale scenografia di Matteo Soltanto, col risultato di una installazione capace di trasferire sensorialmente agli spettatori colori e sapori delle atmosfere in cui si muovono i diversi personaggi. Inoltre le musiche della Banda Osiris, sempre originali e accattivanti, sono la puntuale e vivace colonna sonora delle loro vite».

Lei passa disinvoltamente dalla televisione al teatro, qual è il genere che le dà maggiore soddisfazione?

«Il teatro è il mio lavoro da sempre, a ventun anni mi sono diplomata al Teatro Studio di Giorgio Strehler. La televisione è arrivata dopo e mi ha reso popolare, è vero: ma è solo nel teatro che si riesce a creare una empatia col pubblico assolutamente speciale e incomparabile».

Ultimamente è stata protagonista di un corto molto inquietante per la tematica affrontata, Apri le Labbra diretto da Eleonora Ivone. Che impressioni le ha lasciato?

«Un tema fortissimo, quello della violenza sessuale in famiglia, scritto da Eleonora con il marito Angelo Longoni in modo molto crudo e diretto. Non c’è buonismo e si evita la scorciatoia del facile perdono ma anche quella odiosa della vendetta, cosa che mi è piaciuta moltissimo. Non credo proprio di potermi definire intollerante o inflessibile, però ci sono situazioni particolari che non riesco affatto a digerire e di fronte alle quali divento decisamente intransigente».