Se Guardiola (che è Guardiola…)
dice: «Ho in testa solo l’Atalanta»

Battuta colta al volo fra un gruppo di tifosi atalantini dopo il 3-3 con la Lazio. “Il problema non è il primo rigore contro la Dea che non c’era. Il problema è che a Roma abbiamo perso due punti preziosi. Quando si lotta per lo scudetto, alla fine, per episodi come questi, i conti non tornano”.

La boutade può sembrare eccessiva e certamente lo è: qualora l’ascoltasse Percassi, immediatamente farebbe gli scongiuri. E, tuttavia, dà l’idea dell’aria che tira in casa Atalanta dopo la burrasca dell’Olimpico e prima del City che, nel frattempo, ad onta dell’obbrobrioso pigiama esibito in casa Crystal Palace, è andato a vincere su Hodgson. Con Guardiola, sincero ammiratore di Gasp, pronto a dichiarare: “E’ stata una bella vittoria, ma in testa ho solo l’Atalanta”.

Detto dal tecnico campione d’Inghilterra in carica e tra i favoriti per la vittoria finale in Champions League, è un bel sentire. Perché qui sta il punto: indipendentemente dal rammarico per quel mirabolante 3-0 al termine di un primo tempo spettacoloso, diventato 3-3 al fischio finale di Rocchi, un dato è incontrovertibile. La squadra di Gasp è una grande squadra. Alzi la mano chi, prima del via, immaginava che dopo otto giornate l’Atalanta fosse terza in classifica con 17 punti, cinque in meno della Juve capolista e 4 in meno dell’inter seconda, con il miglior attacco del torneo (21 gol) che consolida la nomea di miglior attacco del campionato nell’anno solare 2019. E tutto questo, nonostante il faticosissimo impegno nella prima storica Champions League societaria; nonostante l’assenza a Roma di Zapata (6 gol nel prime 7 giornate), peraltro ottimamente sostituto da Muriel (5 gol in 7 presenze fra campionato e Coppa) che va a segno una volta ogni 49’. Ecco perché questa Atalanta merita soltanto applausi, incitamento, complimenti. Per arrivare lontano, non bisogna mai dimenticare da dove si è partiti.

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