José Luis Palomino, il gladiatore
nel segno di Migliaccio e Raimondi

Va bene, va benissimo così. Per il modo in cui è maturato, in extremis e neutralizzando subito la papera di Berisha (anche i grandi portieri sbagliano); per le condizioni in cui l’ Atalanta e il Crotone sono stati costretti a giocare nella piscina Scida, il pareggio è un risultato prezioso. Sta bene  ai bergamaschi (e pazienza se, non firmando il quinto successo esterno consecutivo, essi non hanno stabilito il nuovo record nerazzurri in materia: ci riproveranno) e per gli stessi calabresi, che Zenga sta guidando con abilità e bravura verso la salvezza.

A quattro giorni dal Borussia e dai salti mortali di Batshuayi che ha già fatto dimenticare Aubameyang al Dortmund, la Dea è tornata da Crotone consapevole di essere pronta a sfidare il Muro Giallo. Più che mai in corsa per giocare in Europa anche nella prossima stagione, sebbene Il Milan di Gattuso voli, l’Atalanta coccola José Luis Palomino, 28 anni appena compiuti, già campione di Bulgaria con il Ludogorets, ottime presenze in Champions League, implacabile difensore di scuola argentina, costato quattro milioni l’estate scorsa e il cui valore si è già triplicato in sette mesi.

Il gol di Crotone, il primo in A dell’ex San Lorenzo, la squadra del cuore di Papa Francesco, è il premio meritato alla serietà, alla bravura, all’applicazione di Palomino. Uno che non si è mai tirato indietro dall’inizio della stagione; uno che ha capito perfettamente ciò che significhi giocare a Bergamo; uno entrato immediatamente nel cuore dei tifosi perché onora la scritta sul colletto della casacca: «La maglia sudata sempre», sapendo quanto non sia un modo di dire e, per questo, richiama gente come Migliaccio e Raimondi che la maglia l’hanno onorata sempre.

Giocatori come Jose’ sono la spina dorsale di ogni squadra. Una squadra, l’Atalanta, che non molla mai. Achtung, Borussia. Non abbiamo paura.

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