La posta degli amori sfigati
Incontrarsi nel deserto della vita

Cara Alba,
Ho iniziato a leggere il Bergamo Post da poco, ma mi ha subito colpito la tua posta. Non mi sono mai spiegato perché la gente cerchi risposte in sconosciuti, ma proprio per questo ho deciso di scriverti, sperando di ricevere una tua risposta e potermi così ricredere. Ho 61 anni e sono vedovo da cinque. Mia moglie, Rosa, è morta per un brutto male. Aveva soltanto 52 anni. È stato difficile il periodo della sua malattia. Mi sentivo schiacciare da un peso insopportabile. Resta un vuoto immenso, ora. Dove c’era lei non c’è nulla. E Marina non può colmare quel vuoto. Marina è la mia nuova moglie. Ci siamo sposati da poco. È una donna discreta, educata, che dosa sapientemente parole e atteggiamenti. Dice che mi ha sempre amato, e le credo. Io no, però. Le voglio bene, tantissimo, ma non la amo. Ho amato e amo solo e soltanto Rosa. Perché l’ho sposata, allora? Perché la solitudine fa paura. Perché l’assenza può essere colmata soltanto con una presenza. E perché vederla felice, in fondo, mi fa stare un po’ meglio. I miei figli, che sono lontani, sono felici di queste seconde nozze e la cosa mi lascia perplesso. Pensavo che Marina sarebbe stata in grado di spingere un po’ più in là il ricordo di Rosa, ma non è così. Dovrei dirglielo? Oppure la sincerità sarebbe solo causa di inutile dolore?
Giuseppe

Caro Giuseppe,
Questa necessità di etichettare sensazioni e situazioni, di comunicare all’altro il risultato finale dell’analisi (soggettiva e parziale) che viene spesso associato a un gesto nobile, mi sembra sempre meno una buona abitudine. È inevitabile, certo. Si vive dando un nome a ciò che sentiamo, ma non è sempre così corretto come sembra. Nel (bellissimo) romanzo Le nostre anime di notte, Kent Haruf racconta una storia bellissima: una sera Addie, vedova settantenne, citofona al suo vicino di casa, Louis, anziano professore, per dirgli una frase insensata e inaspettata: «Mi chiedevo se ogni tanto ti andrebbe di venire a dormire da me». Si sta soli, con i figli lontani, si dorme poco e la notte è lunga. Sembra un ripiego, un vorrei ma non posso, il meno peggio. Accontentarsi per sopravvivere. Riempire il vuoto. Inizia così una storia d’amore e di cura reciproca. Due persone che sanno cosa l’altra sta passando e si incontrano nel deserto dove c’era la vita di prima. Sanno che se non fossero stati vedovi, non si sarebbero incontrati, sanno che da giovani non si sarebbero scelti, sanno che niente può essere sostituito. Ma non se lo dicono. Proseguono per la strada che la vita ha scelto per loro. L’amore, nella tua stagione, può essere anche questo ed è così che i due protagonisti lo vivono. Ed è quello che dovresti fare anche tu.

Lascia un commento

Devi loggarti per pubblicare un commento.