La posta degli amori sfigati
Quella (in)comprensibile gelosia…

Cara Alba,
Mi sto convincendo di essere pazza. Perché è oggettivamente folle essere gelosa della fidanzata del proprio migliore amico pur non amandolo. Ma zero proprio. Ne sono certa. Il fatto è che non riesco a capacitarmi del fatto che lui possa avere con un’altra persona il feeling che ha con me. Non sessuale (di mio, dubito anche che lui sia dotato di un pene, per dire), ma mentale, psicologico. Noi ci lamentiamo reciprocamente delle sfighe della vita e dell’amore, delle rotture professionali e di quelle familiari; noi gioiamo dei successi dell’uno e dell’altra, delle piccole vittorie quotidiane. Lo facciamo noi, non lui e lei.
Lo so, è infantile. Tremendamente egoista e stupido. So tutto, ma non posso fare a meno di innervosirmi ogni volta che mi parla di lei. Sono contenta della sua felicità, e in fondo lei è pure una brava ragazza (ok, fatico ad ammetterlo ma lo faccio), eppure mi sento così sola e abbandonata… Per questo credo di essere pazza. A te è mai successo, Alba?
Elisabetta

Cara Elisabetta,
Uno dei film di maggior successo di sempre è Il matrimonio del mio migliore amico. Una giovanissima e adorabile Cameron Diaz e una spilungonissima e meravigliosa Julia Roberts si contendono un tizio irrilevante e asimmetrico (come abbia potuto irretire due pezzi di femmina del genere ancora non me lo spiego), migliore amico di Julia nonché fidanzato innamoratissimo e in odor di matrimonio con Cameron. La storia è nota: Julia, che ha sempre visto il tizio come un amico fraterno, un illustre supporto e un caro affetto, davanti al di lui matrimonio diventa pazza e farà di tutto per far saltare le nozze. Il punto è che per tutta la durata del film, Julia, che anziché gioire per il suo amico si macchia di azioni invereconde e «nemmeno troppo ricche di fantasia» cercando di sabotare un’unione felice, ci è simpatica. La capiamo. Cameron, che vuole solo sposare il suo uomo, un po’ ci infastidisce con il suo caschetto perfetto, i completi abbinati, il rossore da felicità imminente. Simpatizziamo con Julia, goffa, triste, affannata, con una maschera seccata in viso e mini bottigliette di alcolici sul pavimento, in lotta ma già persa col destino. Tutto questo per dirti che succede a tutti. Il migliore amico è quello che non ti lascia mai proprio perché non ti sposa. Rupert Everett (vera star del film) conclude meglio di come potrei fare io: «La vita va avanti. Forse non ci sarà matrimonio, forse non ci sarà sesso, ma perdinci, ci sarà almeno il ballo!».

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