La posta degli amori sfigati
Il lavoro innanzitutto, poi a casa…

Cara Alba,
È difficile tenere tutto insieme. E spesso, quando ci si prova, qualcosa sfugge per forza al nostro controllo. Il lavoro, gli amici, l’amore, la famiglia, la casa: sono tanti pezzi di un puzzle che, per forza di cose, perde tesserine qua e là. Il problema è che non riesco a capacitarmene. Anche quando trovo una sorta di equilibrio funambolico, arriva qualcosa che mi dà una spintarella. Leggera, ma tanto basta a farmi cadere. Adesso, ad esempio, non capisco proprio se la strada professionale che ho intrapreso è quella giusta. E la cosa non mi dà pace. Perché ho investito tante, tantissime energie nello studio, nel lavoro, nella carriera, nel costruirmi una base su cui inseguire il mio sogno lavorativo, ma ora non so più se è davvero quello che voglio. L’incertezza mi logora e si prende anche quella parte di pensieri che dovrei conservare per altro. Non avendo più certezze sul lavoro, mi sembra di non averne più anche su tutto il resto. Sono come un topino che continua a girare su una ruota senza mai riuscire a uscire dalla sua gabbietta. Che dovrei fare? A volte vorrei cambiare radicalmente, ripartire, ma non trovo il coraggio di lasciare anche quel poco che ho finora costruito…
Elisabetta

Cara Elisabetta,
Il tema è scottante e la risposta è difficile. Dunque non aspettartene una precisa. La scelta finale ha a che fare con quello che significa la tua storia, mentre la scrivi. Mi spiego. Il senso che diamo a quello che abbiamo, significa quello che sceglieremo. Il tuo lavoro deve servirti per pagare i conti e mantenerti impegnata durante il giorno oppure è una professione con la quale ti identifichi e che definisce i contorni della tua identità e della tua vita? La tua vita privata è uno scenario di svago che sta sullo sfondo, solo una parentesi di qualche ora e un po’ di calore per non sentirsi sola oppure è il centro in cui ti realizzi? Il problema è che nessuna di queste ipotesi, probabilmente, è la verità. Tutto dipende da quello che ti racconti di essere. Il senso che attribuisci a quello che fai, dentro e fuori dalle mura dell’ufficio o da quelle di casa, definirà la tua strada. Trovare una sintesi è difficile e siamo donne, le nostre scelte hanno sempre dei significati ulteriori. Vorrei dirti che è possibile fare tutto e tutto come lo vorresti fare, ma purtroppo non credo che sia così. Io, per ora, ho capito due cose. E te le dico. La prima è che ho osservato quelle che reputo le migliori di noi e ho visto che trovano dei modi, nuove velocità di corsa, delle sintesi, escamotage, a volte alibi. In generale, però, fanno l’unica cosa che c’è da fare: ci ridono sopra. L’altra cosa che ho capito è che l’unica cosa che conta è chi ti aspetta a casa. Il resto, sono pezzi di puzzle che possono perdersi.

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