La posta degli amori sfigati
L’inutilità della pausa di riflessione

Cara Alba,
Sono passati tre giorni, ma mi pare una vita. Pausa. Cosa vuol dire pausa? Quanto dura una pausa? Un giorno? Due? Un mese? Sei? E poi: che senso ha una pausa? La verità è che mi vuole lasciare, lo so. Ne sono certo. Però non ce la fa, perché come si possono cancellare sette anni così, senza un vero motivo? Mi ha distrutto il cuore, quando me lo ha detto. Ho sentito addirittura il rumore, tipo quando schiacci un pezzo di vetro. Un fischio che è salito fino al cervello, bloccandomi e mandandomi ai matti. Ancora adesso non riesco a capacitarmene. Sto cercando di rispettare la sua richiesta, di non farmi sentire, di non cercarla. Eppure il mio dito arriva sempre al suo numero in rubrica e la mia testa non fa altro che proiettare immagini di lei, di noi. A questo punto era meglio che la chiudesse subito. Avrei sofferto come un cane, ma almeno con la certezza che fosse finita.
Perché è finita, no? O pensi che la pausa possa davvero funzionare? Ci spero, ci vorrei tanto sperare anzi…

Matteo

Caro Matteo,
La cosa interessante della pausa di riflessione è che, solitamente, viene richiesta da soggetti che negli anni non hanno sentito la necessità di riflettere su alcunché e prova ne è proprio il fatto che l’attività della riflessione richiede un arresto delle normali attività – celebrali e non – collaterali, comunemente e deprecabilmente riassunte nella parola “pausa”. La vittima, invece, è il povero cristo che stava tranquillamente riflettendo (o non riflettendo) in pace e in coppia. Da notare anche che proprio durante la pausa di riflessione il richiedente riflessione si dedica ad attività ludiche – comunemente e deprecabilmente dette anche “cazzate” -, alle quali non si è dedicato durante il periodo di non riflessione, cosa che impedisce per esclusione l’attività per la quale è stata richiesta la pausa. Se questa non rifletteva prima quando non aveva niente da fare, figuriamoci adesso che è piena di aperitivi e, dunque, di alcol in corpo. Novità degli ultimi anni poi, il resoconto social del periodo buio, grande tragedia della generazione Millenial. Sarò sincera: non ho mai visto una pausa di riflessione sfociare in una conclusione, ma solo in una sostituzione. Non c’è bisogno di riflettere sulle scelte, non c’è bisogno di allontanarsi per capire la tenuta di un sentimento, è solo il modo migliore per approcciare una rottura. Rifletti anche tu Matteo, quindi. Vedrai che non è andata male.

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