La posta degli amori sfigati
A Scarlett non è andata meglio

Cara Alba,
Ti scrivo perché ho un problema: non riesco mai a capire dove i problemi che mi pongo sono reali e dove, invece, sono frutto di follia. Alla mia età – che non ti riferirò – mi guardo attorno e vedo tante mie coetanee sistemate. O comunque in pace con loro stesse, apparentemente serene. Io, invece, no. Soprattutto per quanto riguarda la vita sentimentale. Sono sola da diverso tempo e la cosa mi manda ai matti, perché le altre paiono sempre trovare qualcuno disposto a stare con loro; io no. Chi mi vuole bene dice che se iniziassi ad accontentarmi di quel che passa il convento probabilmente neppure io sarei sola, aggiungendo che però sanno bene che non è quello che cerco. Dal canto mio, inizio a pensare che questa sia una scusa che mi dico per tranquillizzarmi. In realtà, forse, c’è qualcosa che non va in me. Non so cosa, sinceramente. Non sono brutta (non sono Scarlett Johansson, ok, però…), mi ritengo abbastanza brillante, di un’intelligenza nella media, non voto Lega; eppure qualcosa in me temo che non funzioni. È davvero così? E se sì, come posso fare a capire cosa non va?
Antonia

Cara Antonia,
visto che la citi mi permetto di tirarla in causa: una delle mie preferite, Scarlett Johansson. Partiva bionda e fatale. Così rotonda, così morbida, bella e perfetta come un frutto zuccherino. Non un pezzo di carne ben macellato da un accorto chirurgo, ma una vera e propria dea del firmamento più sfavillante, oscuro e capriccioso, quell’Olimpo di Hollywood. La vuole Woody Allen, la vuole Ryan Raynolds; il primo ne fa la sua musa, l’altro pure e se la sposa anche. Come finisce? Woody Allen inguaiato con denunce e raffica da ogni essere femminile passato di là, Ryan sposa un altro esemplare di bionda incredibile, Blake Lively, dando vita al matrimonio più angelico del mondo. Ne fai una questione di pedigree, di meritarsi la fortuna. E Scarlett, allora? Da femmina totale e capelli corti, cortei femministi, forse incarichi politici. Tieniti le tue fragilità oppure sbarazzatene, l’amore crolla con un niente e resiste a tutto: «Io sono la più potente, tra gli dèi e tra gli uomini, sono Afrodite, quelli che hanno rispetto del mio nome io li onoro, quelli orgogliosi, li atterro». È l’Ippolito. Ed è una tragedia.

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