La posta degli amori sfigati
Unire radici profonde e ali forti

Cara Alba,
La diversità dicono sia un pregio, un tesoro da conservare. Ne sono sempre meno convinta. Io e Mattia stiamo insieme da otto anni ormai. E siamo diversi, molto diversi. Una cosa che ci ha portati, negli anni, a divertirci, a provare esperienze nuove l’una con l’altro, a confrontarci in modo acceso. A 32 anni, però, il divertimento non mi basta più. Quel che voglio, ora che ho un lavoro, è una prospettiva. Insieme. Voglio sposarmi, voglio una famiglia, voglio dei figli. Ma lui è, appunto, diverso. Fa il fotografo e vaga per il mondo. Torna sempre, ma non mette mai radici. Mi fido di lui, ciecamente, ma la fiducia non basta più. Io voglio aspettarlo a casa e passare la serata insieme, portarlo la domenica a pranzo dai miei e andare io a pranzo dai suoi, lamentarmi della noia dei weekend invernali e non saper scegliere dove andare in quelli estivi. Ma lui si rifiuta, dice che sto tirando troppo la corda, che così lo soffoco, che sapevo sin dall’inizio che non si sarebbe mai sposato. È vero, ma ho sempre sperato che la gente cambiasse. E lo spero ancora…
Giada

Cara Giada,
Quella che racconti è la storia di molti amori dei nostri giorni. Pare che ci sia una strana confusione. Molti sono rimasti legati al modello tradizionale: un lavoro appagante per stare bene, remunerativo abbastanza per tirare avanti e crescere un paio di figli. Affetti da vedere crescere, invecchiare, sfilacciarsi, ricucirsi. È il modello che ci ha cresciuti fino a qualche generazione fa, che ci ha coperto le spalle. Poi è subentrata la realizzazione del singolo, dove le relazioni si adattano al momento, non il contrario. Tutto è fatto per essere consumato, per finire in una foto che non stamperemo. L’unico album che ancora viene realizzato, infatti, è quello del matrimonio. Sarà un caso? Il matrimonio è ingombrante per molti, da sempre, ma in una società in cui la famiglia e due anulari con le fedi erano gli azionisti di maggioranza le cose erano diverse. Non so come si mettano insieme due esistenze così, una con radici profonde e una con ali forti. So che nessuno cambia, mai. So che la parola “matrimonio” e la parola “libertà” nella stessa frase stanno male, sono due concetti che hanno scelto di fraintendersi. So che la quotidianità uccide tutto: il brivido dell’instabilità diventa una successione di alberghi, l’accoglienza del matrimonio diventa una agenda fittissima di impegni di altri. Ma so che chi vola ha comunque bisogno di un ramo forte che lo sostenga più spesso di quanto non creda.

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