La storia non può più aspettare

È pesantissima la vittoria dell’Atalanta sul Genoa perché la porta a un passo dalla storia: la qualificazione alla Champions League è sempre più vicina e, il 15 maggio, la finale di Coppa Italia con la Lazio attende una squadra che non finisce più di incantare. Anche quando, contemporaneamente, mancano Gomez, Mancini, Masiello e Gasperini deve inventare Pasalic nei panni di vice Papu.

Il croato stecca, ma l’allenatore non si perde d’animo: all’inizio della ripresa rilancia Barrow che, nei diciotto minuti in cui resta in campo, prima di uscire, segna il suo primo gol in questo campionato e ha il gran merito di sbloccare una partita che nella prima frazione aveva visto il Genoa irretire la manovra nerazzurra. Ma questa Atalanta ha cento risorse e non demorde di fronte a qualunque ostacolo.

Novantanove sono i gol segnati dalla squadra in questa fantasmagorica stagione (47 realizzati nella ripresa) della quale parleremo ancora per molti anni. In difesa, ancora una volta, splendida è stata la prova di Gollini, la cui parata sul colpo di testa di testa di Romero ne esalta un rendimento sempre più strepitoso. Per non dire di Castagne, al quarto centro stagionale (il ventesimo siglato da un difensore), a conferma del salto di qualità del nazionale belga che lo proietta fra i migliori esterni del campionato.

A centottanta minuti dalla fine, l’Atalanta è più che mai padrona del suo destino che si annuncia esaltante, in Italia e in Europa. Ciò che colpisce, di questa squadra, è la sua eccezionale capacità di spostare sempre più in avanti i propri limiti. Nemmeno la rete genoana nel finale ha scalfito la solidità di una squadra che esalta la sua gente, presente in massa anche al Mapei Stadium.

Bergamo o Reggio Emilia, la vittoria continua ad arrivare, l’ascesa della Dea si fa irresistibile. E adesso, la finale di Coppa Italia, cinquantasei anni dopo il trionfo di Milano. La storia non può più aspettare.

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