Su la testa, grande Atalanta

Le lacrime di Masiello, l’amarezza e la delusione che si legge sul suo volto e sui volti dei nerazzurri; gli applausi scroscianti dei ventunomila, meravigliosi tifosi bergamaschi per la Dea, i loro canti orgogliosi e forti, l’onore delle armi che l’Olimpico tributa all’Atalanta, la rabbia di Gasperini che sottolinea i meriti degli avversari, ma scopre di essere stato defraudato di un rigore colossale.

Sentimenti contrastanti si mescolano nello stadio di Roma, teatro di una splendida finale di Coppa Italia che la Lazio ha meritano di vincere perché ha giocato meglio dei nerazzurri, inopinatamente traditi dall’emozione del Grande Evento. Gasperini e i suoi uomini tengano alta la testa: si sono battuti sino alla fine, anche se non con la stessa efficacia che ha contraddistinto le ultime prestazioni della squadra. Eppure, bisogna accettare sempre il verdetto del campo, perché questa è la legge dello sport, questo è il valore assoluto dello sport.

Su la testa, Atalanta: sii orgogliosa di questa splendida stagione e, una volta smaltita la delusione romana, trova dentro di te la forza per difendere quel quarto posto che significa qualificazione alla Champions League. Inzaghi ha azzeccato i cambi, con Caicedo e Milinkovic Savic decisivi; Gasperini è stato spiazzato dalla serata no di Gomez, Ilicic e Zapata.

Quando, a sei minuti dalla fine, il tecnico ha cambiato simultaneamente tre giocatori, si è capito che la finale era andata. Non è stata la solita, grande Atalanta, adusa creare almeno cinque-sei palle gol; l’Atalanta titolare del miglior attacco del campionato. Pesa però, come un macigno, l’operato del pessimo arbitro Banti che ha negato un rigore evidente per il fallo di mano di Bastos e il pessimo arbitro Banti non è stato aiutato da Calvarese, il pessimo addetto al Var.

Ciò detto, l’Atalanta che in campionato aveva maramaldeggiato all’Olimpico con la Lazio, stasera non è stata la stessa, mentre, fra i biancocelesti, Lucas Leiva e Correa sono stati superlativi. Né i due legni colpiti dai nerazzurri leniscono il rammarico per ciò che poteva essere e non è stato. Ma non intacca minimamente la grandezza di questa grande squadra che davanti a sé ha un’occasione unica: portare Bergamo in Champions League. Mai mollare. Soprattutto adesso.

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