Pannofino, tra palcoscenico e realtà
Torna in scena con Emanuela Rossi

Francesco Pannofino ed Emanuela Rossi, una coppia (nella vita e sul palcoscenico) di attori e doppiatori che il pubblico di teatro, televisione e cinema conosce talmente bene da non avere bisogno di troppe presentazioni. Ancora una volta insieme sul palcoscenico, i due artisti potranno essere applauditi nel loro nuovo tour della commedia di Gianni Clementi Bukurosh mio nipote, sequel di I suoceri albanesi che sta riscuotendo incondizionato successo nei teatri italiani. Il tema, giocato sul serio e il faceto, propone una raffinata riflessione sulla società contemporanea fotografando con arguzia le difficoltà di relazione tra famiglie multietniche intrappolate spesso in pregiudizi e divergenze culturali. Incontriamo durante una pausa l’attore di origini pugliesi.

 

 

Pannofino, di cosa parla questa commedia?

«È la storia di una sedicenne messa incinta da un giovane operaio albanese. I due si sposano, ma le cose non funzionano come dovrebbero. Le scorie di una difficile, eppure sempre possibile, integrazione passano attraverso alterchi e situazioni movimentate che fanno ridere e allo stesso tempo pensare».

Quali sono le differenze con la precedente piece I suoceri albanesi?

«Bukurosh mio nipote è il naturale seguito del primo spettacolo e ha per protagonisti gli stessi attori destinati per il loro ruolo a suscitare istintiva simpatia e ai quali va l’affetto incondizionato del pubblico. Ovviamente questa è una storia molto diversa, ma restano identiche le impressioni che desta nello spettatore».

Quali sensazioni le dà il teatro?

«Non c’è mediazione: frequento il palcoscenico da quarant’anni e tutte le volte mi accorgo quanto sia essenziale l’immediata reazione della gente. Ti accorgi subito se la recita è stata accolta bene o no. Ed è questa la vera bellezza adrenalinica del teatro».

Recitare con sua moglie è un vantaggio o un limite?

«Siamo professionisti e il nostro è un rapporto collaudato anche sulla scena. In ogni caso non escludo che litigare sul palco possa in qualche misura essere terapeutico…».

Che progetti ha per il futuro?

«È uscito in anteprima proprio in questi giorni il film La Partita in cui ho il ruolo di protagonista ed è in lavorazione una pellicola incentrata sul caso Pantani».

La vedremo ancora in televisione nei panni dell’investigatore Nero Wolf?

«Perché no, mi piacerebbe molto reinterpretare quel personaggio, affascinante e che per certi versi mi somiglia. Purtroppo è una decisione che non può dipendere solo dai miei desideri…».

Lei è famoso come doppiatore. Quale è l’attore a cui presta più volentieri la voce?

«Ce ne sono diversi. Comunque posso dire che Denzel Washington e George Clooney sono attori che amo particolarmente. Adoro il loro stile recitativo e ormai con vero piacere mi capita di doppiarli sempre più spesso».

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