Il telone bianco e il Paradiso 2.0

Volevo dire una cosa che magari suona blasfema. Però secondo me non lo è. Prendiamola alla larga.

Io non ho una moglie religiosa: ho una moglie religiosissima. Non bigotta: tutt’altro. Sa tutto sul Cardinal Sarah, il Camerun e la Repubblica Centrafricana. Su cosa succede in Cina. Sulle proposte per affidare il sacerdozio agli uomini sposati in Amazzonia. Legge tutto. È informata su tutto. Contribuisce ad Avsi e alla Custodia di Terra Santa. Piccole cifre. Importanti per non dimenticare. Al Pane Quotidiano.

In particolare, come dicono Inglesi e Francesi, ho una moglie papista. Quante messe pensate che prendiamo noi due la domenica? Un aiutino: abitiamo a Milano. Risposta: due. Una alla tele – se poi è quella del papa non si sfugge, compresi il giro finale della piazza e i commenti di Orazio Coclite e altri addetti con le voci religiose. L’altra, quella di precetto, la messa, insomma, in chiesa. In ambrosiano. Letture diverse, commenti diversi perché il cieco nato non è Zaccheo, sciocchezze tendenzialmente omogenee, specie quando si parla di Spirito Santo, che i preti non sanno mai cosa dire o dove arrampicarsi, non desiderando (è comprensibile) limitarsi all’anatomia delle colombe e alla immensa varietà e appropriatezza dei loro doni. Eppure basterebbe che si soffermassero su un paio di strofe del Veni Sancte Spiritus (stanno in parrocchia, dovrebbero sapere quale si adatta di più alla loro gente) e molte cose si risolverebbero. Ma non vogliono farlo. Peggio per loro.

Dunque uno di questi ultimi fine settimana su TV 28 sentiamo il papa – dalla Bulgaria o dalla Macedonia, non ricordo: ricordo solo che c’era una tensostruttura semi circolare di un candore da Vergine Immacolata e un sacco di sacerdoti – anche loro tutti vestiti di bianco – che salivano e scendevano per i piani da fuori a dentro e da dentro a fuori, dal basso verso l’alto dell’altare e viceversa. Non facevano che scendere e salire e girare intorno. Ogni tanto si mettevano a sedere. Il papa non celebrava: stava fermo col suo pastorale.

Per spiegare cosa stesse succedendo il commentatore ha ripetuto più volte che questa struttura – per scelta degli organizzatori – non aveva l’iconostasi, per cui bisognava ritenere che quel che accadeva accadesse in un spazio simbolico (quello che solitamente, nelle chiese comuni ortodosse, sta appunto dietro la parete delle icone) considerato il Paradiso. Gli Ortodossi, il Paradiso, se lo immaginano così: ampi piani bianchi da cui si sale e si scende cantando inni che noi per fortuna conoscevamo (approssimativamente, le liturgie non sono proprio identiche) grazie all’antica amicizia con Padre Romano Scalfi, e compiendo gesti strani, soprattutto incensazioni e accennati abbracci.

Ho già detto che mia mia moglie non è religiosa: e dunque aggiungi al papa il ricordo di Padre Romano e sei fritto. Anche se solo giri gli occhi da un atteggiamento di compunzione da Seicento Spagnolo chiedendoti come mai quella matita sia finita sul tappeto mia moglie non crede che tu sia caduto in estasi: pensa solo che ti sei distratto.

Quella mattina però, il commentatore – forse perché dotato di appunti troppo stringati – continuava a ripetere che bisognava pensare di trovarsi in Paradiso, che quello era il Paradiso, che gli Ortodossi pensano che la celebrazione avvenga in Paradiso, che non so cos’altro succede in Paradiso oltre allo scendere e al salir per l’altrui scale. Fortuna che non c’erano nipotini in giro perché altrimenti la prossima volta che si fossero sentiti promettere che se facevano i bravi andavano in cielo ci distruggevano la casa.

Io, invece, dietro gli orecchi che cercavano di raccogliere frammenti di quella lingua strana, pensavo a due cose che mi stanno ossessionando di questi tempi: la prima è il Second Waltz di Dmitri Shostakovich a questo indirizzo https://youtu.be/IOK8Jb76ibc; la seconda sono i cori cosacchi del Kuban (è una regione della Russia: guardate quel che volete qui oppure qui, ma soprattutto – è un regalo che vi sto facendo – guardate con quale eleganza e precisione questo ragazzo dirige il suo: cliccate qui).

Il mix del Second Waltz di Shostakovich è il trionfo della bellezza e dei sorrisi maschili e femminili: fatte salve alcune madri vecchiette volutamente acide e da tappezzeria, delle giovani non ne perderesti una: Claudia Cardinale, con un’interpretazione del waltzer (che nell’originale sarebbe di Verdi e apparterrebbe al Gattopardo) che solo Visconti avrebbe saputo suggerirle; una Sophie Marceau cresciuta quanto a seno, sorriso e sguardi in una perfezione che non si crederebbe nemmeno per Gesù tornato da Gerusalemme; una Natasha Rostova (da Guerra e Pace) che – come recitavano le Guide del Touring anni fa – vale da sola un viaggio; e infine Keira Knightley che la produzione volle affidare alle cure della Maison Chanel e mai scelta fu più benedetta da Dio. E poi una serqua di ragazzi, di uomini, che davvero uno pensa che entrare nei Dragoni della Guardia e cavalcare negli spazi sconfinati della Russia faccia miracoli. Unica eccezione: Alain Delon, su cui però la Sicilia deve aver sortito un effetto particolare.

A noi bruttini non resta che l’ammirazione e il chinar la fronte al Massimo Fattor che volle in lor del creator suo spirito più vasta orma stampar. Io sto per le femmine, ovviamente, ma capisco che per loro sia diverso e mi dispiace sinceramente non assomigliare proprio per niente a qualcuno dei Bolkonskij o degli altri ragazzotti in divisa.

Ma, appunto per questa ecumene della bellezza mi domandavo, mentre papa Rimskij (il papa di Roma), gli archimandriti, i non so cos’altro di Costantinopoli e i patriarchi di Kiev continuavano a scendere e salire salutandosi come formiche e continuando a cantare aiutati dal coro, se non converrebbe spiegare ai nostri bambini che il Paradiso è piuttosto come nel waltzer che nell’altro modo. Che assomiglia più al Kremlino o al Palazzo d’Inverno che a un telone bianco. Che nel film non si vedono pizze, pasticcini e Coca Cola solo perché sono in un’altra stanza (anzi due, perché una non bastava. Tre, forse). Che per la Play, i trasformer e tutto il resto ci sono corridoi e corridoi e corridoi e salotti e salotti e wi-fi e collegamenti diretti e divani e postazioni e schermi giganti e solid state da petabyte per dire solo dei i più piccoli.

Magari così la fede potrebbe cominciare a diffondersi nuovamente, pensavo. Salire e scendere per tre quarti d’ora ripetendo che siamo in paradiso, cui prodest?

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