Traoré, la scoperta di Costanzi
e la profezia di Luca Percassi

La profezia di Luca Percassi mi è tornata subito in mente al 7-1 dell’Atalanta sull’Udinese, quando Amad Diallo Traoré è diventato il primo giocatore del 2002 a segnare in Serie A. C’è riuscito esattamente a 17 anni 3 mesi e 16 giorni, essendo nato ad Abidjan l’11 luglio 2002.

Quando è arrivato all’Atalanta, nell’estate del 2014, Amad di anni ne aveva soltanto dodici. A soffiarlo all’Inter e alla Juve era stato Maurizio Costanzi che, ancora una volta, aveva visto lungo. Molto lungo. E nel gennaio 2017, commentando la cessione di Gagliardini all’Inter, la prima di una serie favolosa da cui sarebbero scaturiti record di utili e di fatturato della società, Luca Percassi annotò: “Gagliardijni, Kessie, Conti, Caldara, Petagna sono fortissimi, ma la generazione dei Millennial atalantini sarà ancora migliore”. L’amministratore delegato non si sbagliava.

Pensate a Barrow che è del ’99 e sta tornando ai livelli del suo precoce boom, datato estate 2018, quando segnò tre gol al Sarajevo. Pensate a Kulusevski, classe 2000, in prestito al Parma dove si segnala sistematicamente fra i migliori. Pensate a Simone Panada, coetaneo di Amad Traoré, capitano dell’Italia Under 17 che stasera in Brasile debutta nel mondiale di categoria affrontando le Isole Salomone. Insieme con lui, il ct Nunziata ha chiamato Matteo Ruggeri (2002) e Samuel Giovane (2003). E già che ci siete, pensate che, in occasione dell’ultima ondata di convocazioni delle Under azzurre, i giocatori di proprietà dell’Atalanta nelle liste federali erano sedici (16), prestiti compresi.

C’è anche tutto questo in calce al rutilante Settebello all’Udinese, sublimato dalla tripletta di Muriel che va a segno ogni 42’ e dalla strepitosa reazione di squadra alla dura sconfitta di Manchester. Stasera, dopo nove giornate, l’Atalanta che vanta il miglior attacco del torneo (28 gol: record assoluto nelle prime nove gare del torneo da quando vengono assegnati tre punti a vittoria) è a tre lunghezze dalla Juve capolista. Come si fa a non ripetere: il bello deve ancora venire?

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