È ufficiale: i tifosi bergamaschi
si sono manganellati da soli!

È ufficiale: i tifosi bergamaschi massacrati di botte la notte del 27 febbraio scorso, all’imbocco del casello di Firenze Sud si sono pestati da soli. Per arrivare a stabilirlo gli inquirenti ci hanno messo nove mesi, ma, alla fine, la verità ha trionfato e 28 sostenitori bergamaschi sono stati pure daspati, così imparano a menarsi da soli e chi s’è visto, s’è visto. Ma è questa la verità? O ce n’è un’altra, diametralmente opposta? Forse la verità è quella del signor Otello Lafalce, 62 anni, che, venerdì 1 marzo, è stato anche intervistato dal programma di Radio24 La Zanzara? Riportiamo testualmente l’intervista, considerato che della testimonianza di Lafalce non c’è traccia nei bollettini scaturiti dopo un’inchiesta lunga un parto. Domanda del conduttore Giuseppe Cruciani:

Conferma la versione della polizia che dice che i tifosi dell’Atalanta sono scesi dal pullman per dar vita agli scontri e che gli agenti hanno risposto?. «Assolutamente no. Nessun tifoso è sceso».

Tu che autobus guidavi? «Io ero il primo del gruppo di quattro».

Quello in cui poi sono avvenuti i maggiori danni… «Esatto».

Non è sceso nessuno da quell’autobus? «Assolutamente no».

E che cosa hai visto?  «Che la macchina della polizia davanti a noi ha rallentato e a un certo punto ci ha bloccato. A fianco avevo già un Ducato con agenti in tenuta antisommossa. Con una manovra azzardata ci hanno fermato e ho perfino rischiato di tamponarli. Si è subito aperto lo sportellone del lato destro del Ducato e i poliziotti sono scesi, mi sono passati davanti e mi hanno chiesto di aprire la porta dell’autobus».

Tu l’hai aperta? «Sì, ma le porte dell’autobus si aprono lentamente. Due di loro hanno infilato le mani per forzarla e l’hanno quasi sradicata. Dopo il tafferuglio ho fatto 330 chilometri da Firenze Sud a Bergamo con la porta aperta».

Sono entrati e ti hanno detto qualcosa o sono andati direttamente verso i tifosi? «Sono entrati e hanno cominciato a menare, punto e basta. Hanno cominciato a frollare i manganelli. Nel frattempo mi hanno ordinato di aprire anche la porta posteriore, due o tre di loro sono saliti e hanno cominciato a darle di santa ragione. Una cosa vergognosa, una cosa disgustosa anche a vedersi. I ragazzi, che prima erano tutti tranquilli, hanno cominciato a gridare dicendo di smetterla: “Cosa fate!”, urlavano».

Sei pronto a testimoniare che questi ragazzi non hanno fatto niente prima, al di là del fatto che nessuna violenza così a freddo può essere giustificata? «Sì, non hanno fatto niente, niente, niente».

Dov’è avvenuto tutto questo? «A mille metri dal casello di Firenze Sud».

Che tipo di violenze sono state compiute? Manganellate, calci, pugni… «Tutto, tutto. La cosa più schifosa che un uomo possa fare contro dei ragazzi inermi. Meno male che non han tirato le pistole. Manganellate…».

Quanto è durato? «A occhio e croce un minuto o poco più».

Ma perché secondo te è successo? Tu hai fatto altre trasferte? Sei un tifoso? «No, io sono niente, sono un autista».

Sei di Bergamo? «No, io non sono di Bergamo, abito a pochi chilometri dalla provincia di Bergamo».

Sei tifoso dell’Atalanta? «Assolutamente no».

Domanda: che fine ha fatto la testimonianza del signor La Falce? E l’esposto presentato alla Questura di Bergamo da 49 tifosi, assistiti dall’avvocato Riva? E come mai, ci sono voluti ben nove mesi per arrivare a conclusioni ufficiali diametralmente opposte a ciò che hanno raccontato i bergamaschi? E i tifosi bergamaschi manganellati si sono manganellati da soli? E il ministro Lamorgese, che ha rimpiazzato Salvini, non ha nulla da dire su questa vicenda? Che non è per nulla finita. Che non può certo finire così.

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