Come affrontare le difficoltà
(la regola degli ultimi passi)

Anche quest’anno vi proponiamo una serie di racconti brevi, da raccogliere nei minuti liberi delle vostre giornate di vacanza. E ci scusiamo fin d’ora, se alcuni di questi vi sembreranno essere un po’ tristi e un po’ sottotono, rispetto a ciò che ci si aspetterebbe dalle cose d’estate. La nostra piccola antologia si apre con un brano di Aleksandr Isaevic Solženicyn, tratto da Il primo cerchio, Mondadori, Milano 1968, pp. 183-185.

 

Spaccare la legna

 

Nella crescente luce del giorno si vedeva che presto avrebbero dovuto abbandonare la legna e recarsi al controllo del mattino. In lontananza, davanti al comando della prigione speciale, sotto la massa dei tigli di Mavrino magicamente imbiancati, s’intravedevano i detenuti alla passeggiata mattutina. Fra le figure erette e curve spiccava l’alta magra e diritta figura del pittore cinquantenne Kondrašev-Ivanov. Si vedeva anche Lev Rubin, che non si era svegliato a tempo, e ora cercava di venire “alla legna”, mentre il sorvegliante non glielo permetteva più: era tardi.

«Guarda, ecco là Lëvka con la barba scompigliata.»

Si misero a ridere.

«Sicché vuoi che ogni mattina ti comunichi qualche tesi di quelle regole?».

«Certo, Mitenka! Comincia!».

Neržin si lasciò scivolare sul mucchio di ceppi; Sologdin si sedette scomodamente sul cavalletto.

«Dunque, per esempio, come bisogna affrontare le difficoltà?».

«Non lasciarsi deprimere?».

«Quest’è poco».

Al di là di Neržin, Sologdin guardava la zona, le piccole fitte piante completamente ricoperte di brina e appena sfiorate dall’incerta tinta rosata dell’oriente; il sole esitava se mostrarsi o meno. La faccia di Sologdin, concentrata, magra, con la chiara barbetta ricciuta e con i corti chiari baffi, nascondeva in sé qualcosa dì russo antico e ricordava il volto di Aleksandr Nevskij.

«Come affrontare le difficoltà?» sentenziò egli. «Nel campo dell’ignoto le difficoltà devono riguardarsi come un tesoro occulto! Di solito è così: quanto più difficile, tanto più utile. Il valore non è così grande se le difficoltà nascono dalla tua lotta con te stesso. Ma, quando le difficoltà nascono dall’accresciuta resistenza dell’oggetto, è una cosa magnifica!».

Una rosea aurora balenò sul viso accalorato di Aleksandr Nevskij, portando con sé il riflesso di difficoltà belle come il sole. «La via di ricerca piùi nvidiabile è: “la massima resistenza esterna con la minima interna”. Gli insuccessi si devono considerare come la necessità di un ulteriore impiego di sforzi e tensione della volontà. E se già si sono impiegati notevoli sforzi, tanto più gioiosi sono gli insuccessi! Vuol dire che il nostro piccone ha urtato nella cassa di ferro del tesoro! E il superamento di accresciute difficoltà ha tanto più valore in quanto negli insuccessi si determina una crescita dell’esecutore commisurata alla difficoltà che ha incontrato!».

«Ottimo! Forte!» fece eco Neržin dai ceppi. I riflessi dell’aurora si erano spostati sui cespugli e già venivano spenti da compatte grigie nuvole.

Come se distogliesse gli occhi dalle tavole della legge che andava recitando, Sologdin guardò distrattamente in basso, verso Neržin.

«Adesso ascolta: la regola degli ultimi passi! La regione degli ultimi passi! In base al Linguaggio dell’Estrema Chiarezza sì capisce di che cosa si tratti. Il lavoro è già “quasi” finito, la meta già quasi raggiunta, tutto sembra eseguito e superato, ma la qualità della cosa non è quella che si richiede! Occorrono ancora delle rifiniture, forse delle nuove ricerche. In quest’istante di soddisfazione e di stanchezza è particolarmente forte la tentazione dì abbandonare il lavoro senza aver raggiunto la vetta della qualità. Il lavoro nel “campo degli ultimi passi” è molto, molto complicato, ma anche particolarmente prezioso, perché viene eseguito con i mezzi più perfetti! La regola degli ultimi passi consiste appunto nel non rinunciare a questo lavoro! E nel non rimandarlo, perché l’ordine di pensieri dell’esecutore uscirà dal campo degli ultimi passi! E nel non risparmiare tempo per esso, dato che si sa che la meta è sempre nel conseguimento della perfezione e non nel fatto di terminare al più presto!!»

«Be-e-ne!» mormorò Neržin.

Con tutt’altra voce, rozzamente ironica, Sologdin disse:

«Ma che fate, tenentino? Io non vi riconosco. Perché non ci avete portato l’ascia? Adesso non ci resta più tempo per spaccare la legna».

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