Se Petagna gira, la Dea vince
(e il Papu e Ilicic ringraziano)

Andrea Petagna è un giocatore preziosissimo per questa Atalanta. Il centravanti numero 29 nato a Trieste non è un bomber, ok. L’età gioca dalla sua (è un classe 1995), ma, con tutto il bene che si può pensare del lavoro di Gasperini, è molto probabile che non diventerà mai una punta da dieci o quindici gol all’anno. Nonostante questo, il suo modo di giocare è determinante per la Dea, a patto che scenda sempre in campo con il piglio giusto e che in allenamento dia sempre il centodieci per cento.

 

 

I numeri di Petagna in questa stagione. Tra campionato, Europa League e Coppa Italia, il numero 29 nerazzurro ha finora collezionato 35 presenze, i gol realizzati sono 5 (3 in campionato e 2 in Europa League) e 9 gli assist decisivi per i compagni. Curiosamente, sia i gol che gli assist sono gli stessi totalizzati nella passata stagione (in 36 presenze, quindi una in più rispetto a quest’anno), quindi Petagna ha tutte le possibilità di migliorare ancora il suo score complessivo, che lo vede comunque tra i protagonisti nonostante un minutaggio ridotto rispetto al passato. Entrando nelle pieghe dei numeri in campionato, Andrea Petagna ha collezionato 17 tiri nello specchio della porta, 9 tiri fuori e un totale di 21 occasioni da rete. Con 12 assist e 14 cross, l’ariete di Trieste si dimostra uomo di manovra più che un cecchino d’area di rigore e non è un caso che l’anno scorso Gomez (16 gol totali) e quest’anno Ilicic (14 gol tra campionato ed Europa League) riescano a trovare con continuità la via della rete, con tanti tiri scoccati (119 complessivi per i due fantasisti) e tante occasioni create (89 totali).

 

 

Perché è così importante per i compagni. La caratteristica principale di Petagna è la capacità di tenere palla spalle alla porta, smistando poi il pallone per i compagni che si inseriscono. A Verona il suo zampino c’è in tre dei cinque gol complessivi (il rigore procurato, l’assist per Ilicic del 3-0 e l’avvio dell’azione del 4-0) e basta fare un attimo mente locale su tutte le partite giocate dall’Atalanta per capire come il suo apporto in zona gol sia stato spesso decisivo per la vittoria finale. Il tecnico Gasperini lo ha utilizzato anche come attaccante esterno, a dimostrazione che la voglia è determinante ma i movimenti danno parecchie soluzioni a tutti i compagni. Petagna non è affatto lento, quando viene incontro ha la potenza fisica per tenere la palla tra i piedi dando i tempi al gioco e quando viene chiamato in causa per effettuare dei cambi di gioco il suo sinistro si dimosta tutt’altro che diseducato. Normalmente, il centravanti viene considerato come quel giocatore che deve contribuire in modo netto e continuativo alla produzione offensiva: Petagna è esattamente questo tipo di giocatore, l’unica differenza è che nella “filiera del gol” non è lui il terminale ma ricopre perfettamente il ruolo di chi rifinisce per i compagni.

 

 

Dove può e deve migliorare. Ma un ragazzo di 22 anni, con un allenatore come Gasperini, dove può davvero migliorare? Ci sono almeno due aspetti del gioco di Petagna che continuando a lavorare a Zingonia possono essere sensibilmente migliorati. Prima di tutto, il senso del gol. Dal punto di vista tecnico, il ragazzo non ha nulla da invidiare a molti colleghi. Il problema vero è che Petagna non ha i tempi della conclusione: tante volte serve calciare subito, altre riflettere, altre ancora anticipare la giocata. Lui prima di tutto pensa alla manovra e quindi ci può stare che sia meno brillanti in zona gol. Dal punto di vista dell’approccio al lavoro e della continuità in campo, l’ariete triestino deve riuscire a fare meglio. Quello che è successo a Roma nel giorno dell’Epifania (con la squadra in dieci il suo ingresso non è stato positivo) non dovrà più ripetersi: Gasperini per alcune partite lo ha tenuto fuori dalle rotazioni in attesa che dimostrasse nuovamente il piglio giusto. E dopo qualche tempo ecco di nuovo il Petagna che conoscevamo. Ciò che verrà fatto sul mercato per il futuro non lo sappiamo, ma nelle ultime dieci partite della stagione servono altre prestazioni come quella di Bologna e Verona: se Petagna gira, la Dea vince e convince.

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