Il fallo era di Llorente su Kjaer
Questo e altri errori del Var

Alla partita contro la Juventus mancano ormai pochi giorni, ci sarebbero tanti spunti su cui discutere ma martedì a Roma è successa una cosa importante. Arbitri, allenatori e giocatori si sono trovati in un hotel e davanti ad alcune immagini, con i giornalisti presenti in sala, si sono confrontati cercando di capire meglio le nuove regole e l’utilizzo del Var. Non abbiamo nessuna intenzione di stare a tediarvi con una serie infinita di piccole e grandi spiegazioni più o meno credibili, ma alcune cose è sacrosanto dirle. Giusto cinque, pochine.

 

 

Durante l’incontro con Rizzoli, l’allenatore del Napoli Carlo Ancelotti ha chiesto: «Avete sbagliato in Napoli-Atalanta?», e il designatore degli arbitri ha risposto candidamente: «Si, andava interrotto il gioco». Nel giro di pochi minuti è nato un botta e risposta sottolineato da parecchi organi di stampa come “duro”, il tecnico del Napoli avrebbe “tuonato” contro Rizzoli e il quadretto che ne usciva sembrava dare pienamente ragione ai partenopei che protestarono tantissimo (con tanto di interrogazioni parlamentari) per il rigore non concesso a Llorente su cui ci sarebbe stato fallo di Kjaer. Dopo il confronto pubblico, il designatore Rizzoli si è presentato davanti ai giornalisti e ha detto queste parole. Ascoltatele.

 

 

Qualche domanda, permetteteci, è doverosa. E se qualcuno rispondesse pure…

Rizzoli chiarissimo: il fallo è di Llorente su Kjaer. Il direttore di gara Giacomelli e gli addetti al Var, in presa diretta, hanno valutato nello stesso modo quanto è accaduto. Ovvero: non c’è nessun fallo da rigore di Kjaer su Llorente ma, al contrario, il gomito dell’attaccante è punibile con un fallo a favore dell’Atalanta. Quindi, in campo, Giacomelli, nell’immediatezza decide che la palla tra le braccia di Gollini vale un vantaggio che lui mima con il braccio. Cosa c’è di strano?

La spiegazione che non convince: inopportuno dare vantaggio? Perché l’Atalanta, che in quel momento aveva subito un fallo, ma aveva già recuperato palla, sarebbe stata da fermare con un calcio di punizione a favore? Si parla di opportunità ma, francamente, la spiegazione non regge. La palla è rimasta lì, Gollini l’ha presa ed è ripartito. Se fosse stato fischiato un calcio di punizione, lo avrebbe battuto lo stesso portiere della Dea con la stessa identica rapidità.

L’errore vero? Non andare al Var dopo il gol. Perché nell’incontro di Roma e nelle interviste successive non è emersa una chiave di lettura tanto semplice quanto scontata? Se Giacomelli e il Var hanno visto il fallo di Llorente e il direttore di gara di Trieste ha scelto di dare vantaggio, dopo il gol di Ilicic bastavano pochi secondi per andare al Var e confermare la decisione del campo. Una piccola scenetta distensiva senza cambiare di una virgola come sono andate le cose.

Come mai non si è parlato del rosso mancato a Ferrari della Sampdoria? Tra i vari episodi di cui si è parlato, non risultano accenni al clamoroso torto subito dall’Atalanta a Genova con la Sampdoria. Nelle varie spiegazioni di Rizzoli, perché non è stato presentato come caso emblematico che può fare scuola il mancato rosso al difensore Ferrari per fallo su Barrow lanciato a rete?

Dieci errori gravi, “uno per mancato funzionamento della telecamera”. Questo passaggio del designatore Rizzoli è passato quasi inosservato, ci si è fermati al numero e al “dettaglio” riferito al mancato funzionamento di una telecamera. Ricordate di che errore si parla? Ve lo rinfreschiamo noi: Genoa-Atalanta, tuffo di Kouame nemmeno sfiorato da Djimsiti e calcio di rigore assegnato senza passaggio al Var perché c’è stato un malfunzionamento al sistema di telecamere. Forse. E se Zapata non avesse segnato il 2-1 al 95esimo?

Siamo favorevoli alla tecnologia, siamo per la giustizia e la chiarezza assoluta. Dietrologia e strane visioni di chissà quali disegni conto la Dea non ci appartengono. Certo, episodi come quelli di Roma (finale di Coppa Italia e Lazio-Atalanta) lasciano molte perplessità, ma vogliamo continuare a credere che gli errori possono capitare e si lavora tutti per crescere. Una cosa, però, concedetecela: non prendeteci in giro e chiamate le cose con il giusto nome. Il saldo degli errori, per l’Atalanta, non è certamente positivo. Anzi.

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