«La squalifica? Pace amen»
Ma non dare l’acqua a Ilicic…

«Noi siamo ancora qua, eh già». Bepo ha un sorriso a 72 denti, è sul tavolino in fondo a destra con la Mariuccia e canticchia Vasco: già questo è strano, ma quando arrivo a sedermi noto pure un mazzo di fiori. Colpa di Dazn.

«Bepo, manera i fiur? (come mai i fiori?)».

«Colpa tua Fabio. E di Dazn!».

«Sa cöntet sö? (che cosa racconti…)».

«Volevo guardare la partita a casa con la Mariuccia, aveva già preparato casoncelli e coniglio. Poi al sabato mi accorgo che non va su Sky e mi è toccato prendere il biglietto. Grande partita, grande vittoria, ma mi son dovuto sdebitare con la Mariuccia: stamattina colazione al bar e mazzo di fiori!».

«Ah, che brao, romanticone. Un gesto dolce come quello di Gasperini…».

«Guarda Fabio, il mister ha sbagliato, ma adesso mi stanno girando le balle. La copàt nisù (non ha ucciso nessuno), ha esagerato e si è pentito qualche ora più tardi. Adess basta: arriva la squalifica? Pace amen, non lo mettono in galera e continua a lavorare sul campo».

«Io dallo stadio non mi ero accorto di quello che era accaduto ma, immagini alla mano, è tutto chiaro. Il personaggio coinvolto comunque è particolare, dal 2009 ci sono ruggini per quel famoso Torino–Genoa e anche domenica, a Ilicic, gliel’ha combinata…».

«Come a Ilicic? Che cosa è successo?».

«Ho visto delle foto e mi hanno raccontato che Ilicic chiedeva dell’acqua, questo Ienca ha fatto finta di nulla con 2-3 bottigliette appena dietro al tabellone pubblicitario. È arrivato Murru della Samp e gliene ha dato subito una, il terzino dei liguri l’ha passata a Ilicic che poi l’ha rimessa al suo posto un bel po’ contrariato. Gesto davvero di basso livello».

«Come che la olta che l’ha metit Novellino nel cestù di maglie sporche…(come quella volta che ha nascosto Novellino nella cesta) lassa pert dai, adesso vediamo la squalifica».

 

 

«Te Bepo, ma l’Atalanta? Che squadra scècc…».

«Fabio, cantavo prima: “Noi siamo ancora qua, eh già”. Terzo anno di fila che arriviamo a marzo in piena corsa europea, tantissimi meriti del mister ma quest’anno ci sono anche grandi riscontri dai giocatori. Lui li allena, ma anche se sei il migliore al mondo, non trasformi un asino in un cavallo. Per quello servono miracoli e li faceva solo Gesù Cristo».

«Quanta verità. Chiaro che Ilicic, Zapata e Gomez sono di un altro livello, ma non sono cresciuti nel vivaio, li hanno comprati. Però i colpi veri sono ragazzi come Hateboer, Castagne, Gosens, Gollini, Mancini, Djimsiti, Freuler, de Roon: questi oggi sono dei valori veri, è servito tempo ma arrivano tutti dalla stessa impostazione: nessun nome prima, giocatori veri oggi».

«La società ha allestito una rosa di livello che il mister ha fatto diventare una meravigliosa orchestra. Lui è grandioso in questo, ma proprio perché lo sappiamo tutti, bisogna sempre ponderare ogni scelta in funzione del margine di crescita: sembra che qualcuno non si renda conto che Gasperini è pagato e occupa quel ruolo proprio perché è fenomenale nel farlo».

«Va beh, il campo parla sempre. E io adesso sono tremendamente preoccupato di Atalanta–Chievo».

«Bepo, set cioc? (sei ubriaco?)».

 

 

«Fabio, guarda che non scherza il Bepo». La Mariuccia interviene subito con gli occhi spalancati, non parla quasi mai di calcio ma stavolta racconta le ansie del marito. E le sue parole sono sincere.

«Come mai dici così Mariuccia?».

«Sono tre giorni che mi dice che dopo la Sampdoria c’è il Chievo e la partita vale davvero tantissimo. Va affrontata come la Juve in Coppa Italia, me so gnà chi gioca nel Chievo, ma sa fide del Bepo».

«Fabio, ne ho viste troppe. Questi non hanno nulla da perdere e anche se sono clamorosamente inferiori vanno affrontati con il piglio giusto. Se lo facciamo, grandinano gol, ma se non ci riusciamo è un casino».

«Bepo, tutto vero. I valori però sono nettamente diversi e quindi non ho nessun timore. Certo, servirà una grande spinta del pubblico e una prestazione da vera Atalanta, ma siamo fatti per andare ancora in Europa e lo dimostreremo».

«Giusto Fabio, noter am mòla mia (noi non molliamo)».

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