Copiate pure il modello Dea
(tifosi così, però, non li avete)

Scrivere di Atalanta dopo una grandissima vittoria come quella ottenuta sul campo della Roma è molto complicato. C’è il rischio di raccontare banalità, di iniziare troppo presto a pensare al Napoli o di godersi troppo tanta bellezza. Per spazzare il campo da questi pericoli, proviamo a fare la cosa più semplice di tutte: scriviamo, nero su bianco, quello che tutti gli atalantini e probabilmente molti degli sportivi italiani pensano di noi. Senza giri di parole. L’Atalanta di Percassi e Gasperini, da almeno un anno un e mezzo, è la migliore espressione italiana (forse europea) di cosa significhi portare avanti un progetto serio nel mondo del calcio. Badate bene, questa considerazione non è una boutade da tifosi innamorati. Ci sono una serie di dettagli che confermano a tutto tondo come la squadra orobica sia un vero e proprio modello da seguire per chi vuole avere un futuro in questo circo pallonaro fatto di chiacchiere, polemiche, Var e molto altro fumo. L’Atalanta è concreta, determinata, progettata per raggiungere gli obiettivi prefissati e ora che tutti sono abbagliati dalla bellezza del gioco nerazzurro è il momento in cui si passa alla cassa.

Il progetto di Gasperini: corsa e testa per vincere ovunque. Ci sono tanti allenatori che parlano e spiegano la propria filosofia di calcio anche in tv. Gasperini è geloso delle sue convinzioni e del suo lavoro, in campo lo definiscono un martello e il suo staff funziona come un orologio svizzero. Questa squadra corre come nessun altro perché, a distanze chilometriche magari comuni alle avversarie, viene contrapposta una conoscenza profonda di dove bisogna andare e cosa è necessario fare. Dentro al terreno di gioco, tutti sanno perfettamente qual è il proprio compito e le trame che vengono disegnate hanno sempre come obiettivo quello di imbrigliare l’avversario senza mai perdere la propria identità. «Questa è forse la partita più bella», ha dichiarato il tecnico dopo la vittoria di Roma: probabilmente ha ragione, ma il concetto di base riguarda il modo in cui la squadra nerazzurra prepara, affronta e gestisce ogni partita. Su ogni campo e contro qualsiasi avversario. Il risultato, con questa filosofia di gioco, è perfino secondario: si punta sempre a vincere, ma giocando con questo approccio anche la sconfitta può diventare indolore. Una compagine che in 28 partite ufficiali trova il gol in 26 occasioni può essere definita solo una grande squadra. Senza se e senza ma.

Il bilancio di una piccola, i progetti di una grande. Quello che più stupisce gli osservatori esterni è la capacità di fare calcio a Bergamo senza investire capitali oceanici ma, al contrario, riuscendo a fare economia importante con il mercato in entrata. L’Atalanta 2016/2017 ha conquistato il quarto posto e ha incassato complessivamente oltre cento milioni di euro; i più scettici parlavano di smantellamento e invece siamo ancora al punto di prima, con la Dea in corsa su tre fronti, sia per la conquista di un trofeo che per la conferma del posto in Europa. I meriti di Gasperini sono evidenti, ma anche la società sta facendo qualcosa di enorme. Con un bilancio ampiamente sistemato per almeno altre tre stagioni, fondi che l’estate scorsa erano più o meno immutati rispetto alla stagione precedente in fatto di diritti tv e un bacino d’utenza ormai cristallizzato, la squadra di Gasperini ha imbastito un progetto di calcio che piace, diverte e vince. E non parliamo solo delle ultime due gare: le vittorie in 28 partite sono 14, il cinquanta per cento del totale, cui vanno aggiunti sei pareggi. Squadra, mister e società hanno come obiettivo l’andare sempre meglio senza mai perdere la misura e facendo le cose per gradi. I risultati, ancora una volta, dimostrano che ci sanno decisamente fare.

 

 

L’Atalanta non va incensata, va copiata (per il bene di tutti). Diversi tifosi si sono lamentati del poco spazio che la Dea ha sui canali nazionali. Detto che ormai da mesi le celebrazioni dei risultati dei nerazzurri sono frequenti, non è importante che gli altri si accorgano della Dea per incensarla, ma è fondamentale, per il calcio italiano, che il “Modello Atalanta” venga preso come esempio per rilanciare tutto il movimento. Guardare ad una piccola per diventare grandi? Sicuramente sì, basta aprire gli occhi. La Dea ha un settore giovanile ben organizzato, si è comprata lo stadio e ora la prima squadra vola. Si perderà ancora, ci mancherebbe, ma nel medio periodo ci sono tutte le condizioni per fare qualcosa di grande. Riscrivendo la storia. Ora che Gasperini ha dato la stura ai sogni di gloria dell’appassionatissimo pubblico orobico, bisogna solo aspettare e continuare a sognare. Se anche le altre iniziassero con un progetto fatto di identità territoriale (la proprietà bergamasca è una trave portante), che parte dai giovani e con un dialogo con le autorità locali per gli stadi (tutti o quasi giocano in impianti comunali) i giocatori si ritroverebbero a pensare davvero solo a fare bene in campo. Copiate, fate con comodo: tanto Gasperini ogni anno migliora, l’Atalanta andrà sempre più avanti.

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