Cristian dal Brasile per la Dea
(si è sposato in nerazzurro)

Melzo e Rivolta D’Adda sono vicini, nemmeno 12 km. Uno è in provincia di Milano, l’altro di Cremona e parliamo di due paesini che apparentemente non hanno nulla a che vedere con l’Atalanta. Siamo nella bassa milanese, in quella terra di campagna recentemente devastata dalla BreBeMi. Aggiungiamo due dettagli e completiamo l’intrigo: cosa c’azzeccano Melzo, il Brasile, Rivolta D’Adda, la Thailandia e l’Atalanta?

Per spiegare tutto, facciamo un salto virtuale a Florianopolis. Si tratta di un’Isola a Sud del Brasile, un paradiso terrestre simile alla Sardegna distante 10.042 km da Città Alta. E facciamoci raccontare da Cristian come sia possibile che l’Atalanta abbia unito paesi e storie che con Bergamo sembrano non aver molto a che fare.

«Sono originario di Melzo, paesino del milanese dove sono nato nel 1975. A 11 anni con mio padre (che non è tifoso dell’Atalanta e che allo stadio non ci andava mai) sono stato a fare un provino per la Dea. Non mi presero, ma i dirigenti ci invitarono a vedere una partita allo stadio la domenica successiva: era Atalanta-Bari, finì 0-0 e non fu un grande match, ma ricordo come fosse ieri che lo spettacolo visto allo stadio, in Curva Nord, mi folgorò».

 

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Già, ci risiamo: una passione iniziata osservando chi quella passione l’accende ogni domenica. Un amore che, nel tempo, si è cementato e che ancora oggi vive grazie ad amicizie che uccidono ogni distanza. «Tornai al Bortolotti 3 anni dopo, la passione era cresciuta giorno dopo giorno. Iniziai a conoscere i Kaos e, in quel gruppo, sono cresciuto con tantissime amicizie. Con Luciano e Alessandro dei Kaos Rivolta si strinse un legame molto particolare, oggi loro vivono in Thailandia e siamo sempre in contatto: ad aprile 2014 ho fatto una super trasferta nel segno della Dea e ci siamo rivisti proprio in Thai».

Ecco svelato l’arcano, un’amicizia nerazzurra che è partita dallo stadio di Bergamo e oggi resiste nonostante oceani e migliaia di chilometri di distanza. Anche Cristian, come Luciano e Alessandro di cui abbiamo già parlato in passato, ha fatto una scelta di vita e oggi è felice nel sud del Brasile. «Sono partito circa 8 anni fa, ero stanco dell’Italia e volevo affrontare una nuova avventura. Per ragioni di lavoro sono spesso stato in giro per il mondo, sono un tecnico specializzato in macchinari per etichette adesive e quando l’azienda mi ha mandato in questo paradiso tra Porto Alegre e San Paolo ho deciso che sarei rimasto qui a vivere. Detto, fatto: 8 mesi dopo mi sono trasferito, altri 6 mesi per conoscere mia moglie Simone con cui ci siamo sposati recentemente. Vestiti di nerazzurro, ovviamente».

Una vita allo stadio, a contatto con tanti fratelli di passione guardando dal vivo le gesta dei ragazzi che in campo avevano l’onore di indossare quella maglia. Oggi, un presente fatto di tecnologia e satellite: l’Atalanta, dal Brasile, si segue così. «Possiamo sfruttare Rai International oppure Fox Sport alla televisione. In alternativa lo streaming web arriva sempre a dare una mano, certo il fuso orario rende tutto più complicato visto che si passa dalle tre alle cinque ore in base alla stagione: ogni partita, dunque, inizia alle 10 o alle 12 locali. Rispetto al passato non è cambiato il mio modo di seguire l’Atalanta: birra in mano, rigorosamente in piedi pronto ad esplodere in caso di gol. Ogni volta che succede, salta per aria perfino il mio cane per la gioia».

Nelle ultime settimane ci sono stati due eventi che hanno caratterizzato opinioni e commenti: il ritorno di Masiello e le porte chiuse alla Curva. Cristian ha le idee chiarissime a 360 gradi e basta pochissimo per capirlo. «Per quanto riguarda la vicenda Masiello non sono assolutamente d’accordo con il rientro in rosa: anche se ha pagato in prima persona sulla propria pelle, ha tradito uno sport come il calcio che per noi atalantini rappresenta un amore viscerale. Venendo alla chiusura della Curva, sono solidale con i ragazzi che rimangono fuori. A Bergamo si sta osservando un abuso di potere: non dico che noi della Nord siamo dei santi, ma per tutti gli errori abbiamo sempre pagato in prima persona. Lo stesso rigore non si applica ad altre tifoserie e questo è incredibile».

Le ultime domande per Cristian da Melzo emigrato in Brasile riguardano la strettissima attualità: con il successo di Milano, l’Atalanta ha chiuso a 20 punti il girone di andata. Un ottimo bottino raggiunto con un grandissimo risultato. «Sto ancora godendo per la vittoria sul Milan. La squadra ha giocato una gara splendida, grintosa e perfettamente interpretata. Grande prova di Del Grosso e Moralez, bravo Denis ma menzione speciale per Pinilla: il suo lavoro sarà preziosisimo per la squadra e, soprattutto, per il Tanque. Giriamo a 20, bottino perfetto per la quota del nostro obiettivo che è la salvezza: non dimentichiamolo mai. Tutto quello che viene in più è guadagnato, io sto con il mister e adesso che vedo pure buone prestazioni sono ancora più fiducioso. Avanti Dea».