Luciano, la Dea nel cuore tra
le notti europee e la Thailandia

«Sinceramente, leggere i commenti negativi contro tutto e contro tutti mi infastidisce parecchio. Sarà che stando lontano si soffre di più,ma credo che ci voglia sempre un po’ di equilibrio nei giudizi. Il campionato e’ iniziato da poco, certo ci si aspettava un avvio diverso ma i conti si fanno sempre alla fine e, oggi, non vedo perchè bisognerebbe dubitare di uno come Colantuono che ha dimostrato con i fatti di voler il bene della dea e di svolgere il proprio con lavoro con la massima professionalità».

Lui si chiama Luciano, le parole arrivano con un carico d’emozione che si può quasi toccare con mano ed in alcuni passaggi è il cuore che parla. Senza dubbio. Anche se i concetti sono affidati a Facebook e le risposte sono scritte via chat. Luciano è un tifoso sfegatato dell’Atalanta, già componente dello storico gruppo degli “Wild Kaos” che oggi ha fatto una scelta di vita importante e segue la Dea dall’altra parte del mondo. Come il fratello Alessandro, anche lui ha scelto la Thailandia e dall’isola di Samui racconta come si vive una passione così forte stando a 9270 km di distanza da Bergamo. Mica dietro l’angolo.

«La domenica affiora sempre un po’ di tristezza – racconta Luciano – ormai da più di 10 anni ero tornato nel parterre e si erano invertite un po’ le parti in quanto ero io ad accompagnare con la mia macchina mio padre allo stadio: questo rituale domenicale mi manca veramente tanto. La Dea l’ho sempre seguita, proprio mio padre mi ha portò a vedere la prima partita ad appena sei mesi, praticamente l’Atalanta è una seconda pelle. Ricordo ancora le maglie fine anni 70 indossate dai vari Pizzaballa, Scala, Rocca, Festa, tutti i primi idoli da bambino. In casa mia si è sempre andati allo stadio prima nel parterre nord ma poi, affascinato dagli ultras della nord, convinsi mio padre a cambiare settore e in quella curva sono cresciuto. Il gruppo del quale sono orgoglioso di aver fatto parte sono i Wild Kaos e ancora oggi, nonostante la lontananza,conservo tantissime amicizie».

Moltissimi anni passati al fianco della Dea e poi la decisione di cambiare vita. Come mai la Thailandia? «Eh già, un altro atalantino in Thailandia. Ho cominciato a frequentare questi luoghi qualche anno fa venendo a trovare mio fratello, inizialmente ero abbastanza scettico e mai avrei pensato di restare cosi affascinato da questo paese e da queste gente tanto da decidere di trasferirmi. In Italia svolgevo da parecchi anni un lavoro nel campo assicurativo e, nonostante fosse molto impegnativo, mi aveva regalato parecchie soddisfazioni. Oggi vivo sull’isola di Samui dove ho avviato delle trattative per rilevare in gestione una “guesthouse”, nel frattempo vado a scuola per perfezionare l’inglese e successivamente mi piacerebbe imparare la lingua locale».

Il presente di Luciano è, dunque, la Thailandia. Nell’era di internet è abbastanza facile seguire le gesta dei nerazzurri, ma quando si mette in moto la macchina dei ricordi, emergono emozioni, serate e partite che restano indelebili nella mente di chi, come lui, le ha vissute dal vivo.

«I ricordi più belli sono quelli comuni a tutti coloro che hanno avuto la fortuna di vivere le notti magiche europee. Ero presente a Lisbona, ricordare quella notte mette ancora i brividi e non nascondo che ogni tanto il gol di Cantarutti me lo vado a rivedere. Stesso discorso per la trasferta di Zagabria o la semifinale con il Malines dall’esito amaro. Sono passati tanti anni, era il 1988 ma il ricordo di una notte (anzi, di una settimana) davvero magica è fortissimo anche a distanza di tanto tempo. Nonostante fossi veramente piccolo, ho ricordi precisi anche dello spareggio di Genova del 76/77 contro il Cagliari: è facile spiegare il perché, quel giorno mio padre mi regalò la prima bandiera neroazzurra. Fantastico».

L’ultima considerazione di Luciano è per German Denis. In tanti, oggi, sono preoccupati dalla sua astinenza davanti alla porta ma la convinzione dello sfegatato atalantino di Thailandia è tanto forte quanto semplice. «Denis? Il discorso – conclude Luciano – è fin troppo semplice: penso che nel futuro verrà ricordato come uno degli attaccanti più forti in assoluto che abbiano vestito la maglia dell’Atalanta. Per cui, oggi ancora di più, massima fiducia nel Tanque». E lo dice uno che, nonostante viva lontanissimo, ha la Dea tatuata sul cuore e di partite ne ha viste veramente tante. A Bergamo, in Italia e in Europa.