Esti: infortunio, fede e famiglia
«Spero che la Dea mi riscatti»

«Non giocavo una partita intera da oltre sei mesi. Direi che domenica è andata molto bene, sono felice. Mi sono trovato a mio agio in campo, non ho avuto nessun tipo di fastidio o di crampi e sono felice di essere riuscito a correre con buona continuità fino alla fine. Non era facile, non pensavo di farcela. E in più c’è il risultato, che rende tutto più bello: abbiamo strappato un 1-1 u un campo molto importante». Marcelo Estigarribia è raggiante. Dopo lo spezzone di gara giocato contro il Sassuolo, l’esterno paraguaiano a Roma ha ritrovato una maglia da titolare dopo tanti mesi ed ha giocato fino al 95esimo senza nessun tipo di problema. Nell’intervista a BergamoPost il laterale di Edy Reja racconta i mesi difficili e la fine del calvario dopo la rottura del legamento crociato anteriore. Tanto lavoro sul campo, tante coccole dalla famiglia ed un angelo custode di nome Federico che porta sulle scarpe e nel cuore.

Obiettivo raggiunto. «Non ho mai avuto paura di non tornare al top. – racconta Esti – Ci sono stati momenti difficili ma subito dopo l’operazione l’obiettivo era quello di essere nuovamente a disposizione per i primi di aprile. Mi sono concentrato, ho pensato solo a lavorare forte per rispettare i tempi e addirittura abbiamo anticipato di qualche giorno. Devo dire che non ci sono mai stati problemi durante la riabilitazione: il percorso che siamo riusciti a seguire mi ha permesso di tornare contro il Sassuolo».

Come riprendersi dagli infortuni? Le parole del giocatore sudamericano scorrono veloci, sentirlo commentare i mesi passati a Zingonia per tornare protagonista è un piacere. Ma da infortuni simili, si guarisce prima con la testa o dal punto di vista fisico? «Credo che da un infortunio del genere si guarisca quando dal punto di vista mentale si riesce a tener duro. Sempre. Non è facile lavorare sapendo di avere davanti sei mesi lontano dai campi: per i primi due praticamente ci sono solo terapie e riabilitazione sul lettino. Si pensa alla mobilità dell’articolazione, si passano giorni e giorni con le stesse esercitazioni ed è pesante. Ogni giorno vedi i compagni che vanno sul campo e che scherzano su quello che succede magari durante le sedute e tu invece ti trovi a fare altro. Lontano dal gruppo. È difficile, davvero».

La forza del gruppo.  Si parla spesso della forza di un gruppo. Quando uno giocatore passa momenti duri come Marcelo Estigarribia, l’aiuto dei compagni si sente ancora più forte. «Devo dire che tutti i compagni mi sono stati molto vicini. Ho un bellissimo rapporto con i sudamericani ma in generale ho sempre avuto parole di incoraggiamento da ogni elemento dalla rosa. Ci sono state giornate in cui una battuta, un incoraggiamento e una pacca sulla spalla mi hanno aiutato a lavorare meglio. “Forza Esti, tornerai più forte”, mi hanno detto. Sono stati tutti preziosissimi: da mister Colantuono all’ultimo dei compagni, ho superato il primo grave infortunio della mia carriera davvero alla grande. Voglio ringraziare la famiglia Atalanta davvero di cuore».

L’aiuto della sua famiglia. La famiglia atalantina è stata preziosa. Ma poi Estigarribia ha una famiglia vera, quella che condivide con lui la quotidianità della vita a casa. Per il numero 18 nerazzurro quella è stata ancor più importante in questi mesi: «Mia moglie Shirley e la mia bambina Giuliana sono state eccezionali. Appena mi sono fatto male, mia moglie ha pianto per me. Poi però non è mai mancata al mio fianco. Quando ero in clinica a Barcellona, prima e dopo l’intervento, poi quando eravamo in albergo nei primi giorni della riabilitazione: lei c’era sempre. Una volta tornato in Italia, i primi giorni a casa sono stati durissimi: non riuscivo a dormire, faticavo molto nei movimenti ed ero praticamente sempre sul divano. L’umore era pessimo, ma bastava un sorriso della mia piccola per cambiare completamente ogni situazione difficile e strapparmi un sorriso».

Papà-bis e l’angelo custode. Si dice spesso che un momento difficile si supera molto più facilmente con una gioia grande. Il destino ha voluto che Marcelo Estigarribia, dopo pochi giorni dall’infortunio di ottobre, ricevesse una notizia di quelle che ti tolgono il fiato e cancellano i problemi: «Ero ancora a Barcellona, dove ero appena stato operato. Ho avuto la bellissima notizia che a giugno diventerò papà per la seconda volta. Dopo Giuliana, nella nostra vita arriverà un’altra bambina che si chiamerà Agostina: sono felicissimo, la tristezza per il grave incidente è stata subito spazzata via da questa grandissima gioia».

Federico, l’angelo custode. Tanta gioia per la seconda figlia in arrivo, tanta fede per trovare forza in ogni momento. Grazie anche ad un angelo custode di nome Federico: «Ho un bel rapporto con la fede, appena mi è possibile vado in chiesa: credo tantissimo negli angeli custodi. Il mio si chiama Federico, è nato nel 1998 ed è morto dopo soli 4 giorni. Era il mio terzo fratello, in tutto siamo quattro maschi in famiglia. Lo sento molto vicino, questa tragedia mi ha segnato dentro al cuore: in quel periodo la mia fede è diventata molto forte. Ogni volta che torno in Paraguay vado a trovarlo al cimitero, porto il suo nome scritto sulle mie scarpe da calcio: nei lunghi mesi della riabilitazione, mi ha dato una mano anche lui. Ne sono convinto, lo sento sempre vicino. È il mio angelo custode».

Il feeling con Reja. Le ultime due partite hanno regalato un Estigarribia nuovo di zecca a Edy Reja: da qui alla fine il suo apporto sarà determinante. «Speriamo di essere utile ai compagni e alla squadra, contro il Sassuolo sono andato in panchina ma sinceramente nessuno si aspettava che io potessi scendere in campo e giocare mezz’ora. Volevo farlo, volevo dare una mano alla squadra. Devo ringraziare Reja perché ha creduto in me e ha pensato che la squadra potesse avere bisogno del mio contributo. A Roma non credevo di giocare dall’inizio, quando l’ho saputo ho pensato di poter avere 60-70 minuti ma lui mi ha chiesto di dare tutto fino a quando ne avevo. Ho sentito fiducia, sono sceso in campo con grandi motivazioni e ho cercato di non pensare al lungo stop: è andata bene, mi sono divertito».

Alla fine del campionato mancano solo sette partite, dopo aver raggiunto la matematica salvezza saranno molti i contratti da valutare ed eventualmente prolungare. Tra questi c’è anche quello dell’esterno paraguaiano. «Il mio contratto con l’Atalanta – conclude Estigarribia – dura fino a giugno, sono in prestito con diritto di riscatto. Adesso pensiamo tutti assieme alla salvezza, abbiamo ancora alcune partite e vogliamo chiudere prima possibile. Sinceramente, però, spero che l’Atalanta decida di riscattarmi. A Bergamo sto bene, mi sento importante e soprattutto vedo che la mia famiglia è felice: se sono felici mia moglie e la mia bambina, sono felice anche io e per me è più semplice fare il mio lavoro. Ne parleremo appena sarà il momento, la mia intenzione è quella di restare qui».