Gasp, Masiello, de Roon, Papu
La spina dorsale dell’Atalanta

Gasperini in panchina, Masiello in difesa, de Roon a centrocampo e Gomez in attacco. Nell’anno più importante della storia atalantina, con il mercato che troppo spesso porta a fantasticare su chi potrebbe arrivare quando invece è fondamentale tenere i piedi per terra, la formazione orobica è zeppa di certezze e non parliamo per forza di cose di chi segna tanti gol o finisce sempre sui titoli dei giornali. L’ossatura della squadra è di grande valore, ci sono uomini che sono leader imprescindibili del gruppo e di cui non bisogna mai perdere di vista l’importante.

 

 

Gian Piero Gasperini, il condottiero. Di lui abbiamo detto e scritto molto, tra un po’ di tempo qualcuno forse scriverà un libro e mentre i tifosi lo vorrebbero già su una statua alla rotonda dei Mille, lui continua a fare quello che ha dimostrato di saper fare meglio di tutti a Bergamo: allenare. Tralasciando qualche presa di posizione sul mercato e qualche ciclica “sbroccata” che fanno parte del personaggio, il campo dice che l’Atalanta si presenta ai nastri di partenza della stagione con l’uomo che negli ultimi tre campionati di A è riuscito a conquistare 201 punti. Badate bene, più delle qualificazioni, pesano i punti. Perché il quarto posto della prima stagione (72 punti) e il terzo dell’anno scorso (69 punti) sono qualcosa di enorme. Non è arrivato in Champions per qualche colpo di fortuna, ma perché fino alla fine e contro avversarie di ottimo livello ha portato la sua Atalanta a battere le concorrenti. Con un gioco divertente e coinvolgente, con qualche passo falso, ma pure con una marea di gol: 103 reti, tutte insieme in una stagione, non le avevamo mai nemmeno sognate. Sarà lui a guidarci in campionato e in Champions League. Senza nessuna paura, avanti tutti assieme.

 

Andrea Masiello, la roccia. In una difesa che qualche volta ha fatto un po’ pensare e che anche in questa estate di calcio che conta solo per mettere benzina nelle gambe ha subito troppi gol, lui è senza dubbio il leader più importante. In campo e soprattutto nello spogliatoio, Andrea Masiello si pone sempre nel modo giusto e cerca di aiutare tutti i compagni senza mai mettersi sopra a un piedistallo ma cercando sempre di accompagnare chi è in difficoltà. Quando è stato bene, per Gasperini ha sempre rappresentato una certezza e l’unico momento complicato degli ultimi tre anni lo ha vissuto l’anno scorso in autunno dopo l’infortunio muscolare contro la Sampdoria. Fuori per una quarantina di giorni, al rientro con l’Empoli è stato protagonista nei due episodi negativi da cui sono nati il primo e il secondo gol. Ha passato alcune settimane in panchina, ha lavorato sodo per tornare e ha chiuso da titolarissimo. Anche in questa stagione, parte tra gli undici di base e chissà che non possa bagnare anche l’esordio in Champions con un gol importante come fece con l’Everton in Europa League.

 

Marten de Roon, mister 7 polmoni. Cercano un vice per farlo riposare ogni tanto ma lui, l’olandese che non si ferma mai, si prepara sempre per giocare senza sosta. Marten de Roon è l’omologo di Masiello per il centrocampo, tornato a Bergamo dopo un anno al Middlesbrough ci ha messo almeno tre mesi per tornare sui livelli che conoscevamo nel calcio del Gasp e oggi è un motorino inesauribile che oltre ad essersi affermato con la Dea si è preso anche un bel posto in Nazionale. La sua importanza per il gruppo, lo spessore caratteriale che sarà fondamentale anche in Champions, si vedono spesso ma ci sono almeno tre gol che rappresentano al meglio quello che conta per la Dea. Spal-Atalanta di un paio di anni fa, Dea sotto per 1-0 e calcio di rigore a favore nel finale per fallo di Costa su Gomez. Chi si presenta sul dischetto? Marten de Roon. Chievo-Atalanta dell’anno scorso, gara bloccata da vincere assolutamente: chi la sblocca con un gran tiro da fuori? Marten de Roon. Atalanta-Udinese, ultima gara a Bergamo. Siamo 0-0 a dieci minuti dal termine, rigore per fallo su Masiello. Chi lo batte? Marten de Roon.

 

Papu Gomez, l’accendino dell’attacco. È il reparto più chiacchierato, quello d’attacco. Ci sono bomber Zapata, il mago Ilicic, il nuovo furetto Muriel e pure “piedino fatato” Malinovskyi, ma chi ha in mano le chiavi del reparto è lui, Papu Gomez. Si è visto tante volte con addosso i panni del protagonista, dopo alcuni gol falliti contro Dortmund (il raddoppio) e Juventus (palo in Coppa Italia) sembrava lontano dal ruolo di uomo decisivo ma la trasformazione nel nuovo ruolo di tuttocampista avanzato che Gasperini gli ha cucito addosso lo hanno rimesso al centro. Ha segnato lui il gol del 2-1 contro il Sassuolo che ha dato la stura ai sogni Champions, ha segnato lui il gol della vittoria contro la Fiorentina in semifinale di Coppa Italia e ancora è suo il sigillo sul 4-1 all’Inter che ha regalato alla Dea il terzo posto in classifica. Era partito con il rigore fallito a Copenaghen, si è rialzato alla grande e ora si appresta a guidare l’attacco della Dea in Champions League. Si chiama consacrazione per uno che ad ogni sessione di mercato sembrava in partenza per squadre di alto livello e invece ci è arrivato con la Dea al massimo livello.

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