Gasp non si muove da qui
(giornalisti, la volete capire?)

L’Atalanta si sta giocando degli obiettivi incredibili e voi che fate? Scrivete di mercato. Parlate di mercato. Spergiurate di mercato. Gasperini da una parte, Ilicic dall’altra, Zapata dall’altra ancora e via di questo passo: quintali di carta e litri di inchiostro (veri o virtuali) per riempire pagine di nulla, grattando la pancia ai tifosi delle big pensando che tanto a Bergamo nessuno si infastidisce: siamo pur sempre una piccola. E invece vi sbagliate di grosso, perché ci infastidite: smettetela di scrivere certe cose, sono cavolate grosse e non fanno divertire nessuno. Adesso vi diciamo 5 cose che dovreste tatuarvi sulla fronte, così ogni mattina vi lavate i denti e subito vi accorgete di come funzionano le dinamiche all’Atalanta.

 

 

1) Prima finiamo la stagione, poi ci pensiamo. Fino a quando la stagione non sarà conclusa e sapremo con certezza quante e quali competizioni faremo l’anno prossimo è pura follia parlare di mercato. Se le big che portano tanti lettori e tanti click hanno finito la stagione ad aprile, non è colpa dell’Atalanta. Anche se qualche agente (dentro articoli scritti, mai in voce) sembra già mettere le mani avanti è meglio non fidarsi troppo: deciderà, eventualmente, l’Atalanta. Il mercato che al 14 agosto Gasperini aveva definito “triste” ha portato in dote Reca, ma pure Zapata, Rigoni, ma pure Pasalic. Conta il lavoro sul campo, non i nomi sulle maglie. E siccome stiamo ancora finendo di costruire un sogno, fate i bravi: parlate di altro, lasciate stare la Dea.

 

 

2) L’Atalanta non ha bisogno di vendere: nessun prezzo fatto. L’Atalanta non ha fissato nessun prezzo per nessun calciatore. Quindi non è vero che per Ilicic servono 50 milioni, non è vero che per Zapata ne servono 60 e non è vero nemmeno che per Mancini ne bastano 25. Non ci sono accordi o discorsi aperti con nessuno e le ultime conferme in questo senso sono arrivate anche nella giornata di giovedì. Ognuno si abbevera alle fonti che ritiene migliori, ma le nostre, fidate e selezionate, continuano a ribadire il concetto: la Dea non ha bisogno di vendere, non vuole vendere e ha una struttura di bilancio che le permette pure di investire. Con quali soldi? Vediamo a che Europa arriviamo e se ci arriviamo, per capirla meglio vi rimandiamo al punto 1.

 

 

3) All’Atalanta i giocatori ci vengono volentieri. Il problema per l’Atalanta, semmai, potrebbe essere l’esatto opposto. A giugno, se le cose andassero bene, la Dea sarebbe in Europa League. Se andassero molto bene, ci sarebbe pure la coccarda della Coppa Italia sul petto. Se andassero clamorosamente bene, l’anno prossimo saremo in Champions League. Questo vuol dire che i giocatori avrebbero fatto qualcosa di grandioso e che resterebbero molto volentieri a giocarsi qualcosa di grosso a Bergamo. Da fuori, molti giocatori vorrebbero venire un po’ come succede quando c’è una neopromossa in serie A: l’Atalanta è un approdo sicuro, il genio in panchina saprebbe come far diventare tutto oro e noi continueremmo a godere. Più in alto di così è dura andare, ma non c’è fretta: stiamo godendo come matti, molti giocatori non vedono l’ora di venire qui. Ma noi li prenderemo solo se sono decisivi.

 

 

4) Lo stadio è un valore già oggi. Invece di parlare per ore di mercato, come mai non si punta il dito sul discorso stadio? Un collega in radio, giovedì pomeriggio, parlava del Napoli e diceva «molto difficile pensare che i partenopei possano avere lo stadio di proprietà». A Bergamo questa cosa è realtà e tra pochi giorni vedremo pure la Curva Pisani demolita. Questi sono segni del progetto, come la palazzina a Zingonia e tutto quello che viene realizzato dal punto di vista tecnico. Se, parlando dello stadio, tutti gli esperti dicono che si tratta di un’operazione “antieconomica” significa che i Percassi hanno fatto un regalo alla Dea, non un investimento. I soldi sono arrivati dalle cessioni dopo il lavoro di Gasp? Certamente, la società ha sempre creduto in lui anche nei momenti più difficili e adesso si raccolgono i frutti. In casa e fuori.

 

 

5) Gasperini non si muove. Settimana prossima, promesso, facciamo fare delle magliette. “Gasperini non si muove”. E’ il motivetto che ogni 3-4 giorni i dirigenti della Dea ripetono e siccome bisogna pesare le parole e capire pure da chi vengono dette, forse è il caso che la smettiate di mandare il mister in giro per l’Italia. È bravissimo, sta facendo grandi cose, ma da qui non si muove. Perché se il presidente dice “lo voglio a vita”, da Luca Percassi in giù remano tutti nella stessa direzione nella considerazione del Gasp, e forse è il caso di crederci. Oppure avete fondi migliori e più affidabili? Il mister è un cardine del progetto, adesso lo mettono pure sul murales di Boccaleoneche la Lega calcio regalerà a Bergamo: lo ammireremo per sempre, in campo e fuori.

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