Ecco l’esordiente Grassi
Una vita in nerazzurro

La storia di Alberto Grassi è una di quelle che meritano di essere raccontate. Non tanto perché parla di un ragazzo che ha fatto qualcosa di grande esordendo in serie A quanto perché ci è arrivato con un percorso comune a tanti altri con un “imprevisto” che poteva condizionare molto e che, invece, non ha fatto alcun danno. Anzi, probabilmente, gli ha dato una mano per capire qualcosa in più della vita.

Il giovane centrocampista dell’Atalanta, classe 1995, ha fatto il suo esordio in prima squadra contro la Roma entrando al 70’ per sostituire l’acciaccato Baselli. È stato il primo cambio di Colantuono e ha giocato 25 minuti, per la verità le non perfette condizioni fisiche dello stesso Baselli e di Molina avevano fatto pensare addirittura ad un suo utilizzo dal primo minuto, ma a 19 anni, 8 mesi e 15 giorni va benissimo anche così: in fondo, lui, gente come De Rossi e Pjanic li ha sempre visti solo in tv e trovarsi ad affrontarli in mezzo al campo dev’essere stato qualcosa di magnifico.

Nato a Lumezzane il 7 marzo 1995, il numero 95 ha iniziato la stagione nel gruppo della prima squadra allenandosi a Rovetta e restando con l’Atalanta dei grandi anche in seguito. Quello che sembrava un test estivo si è presto trasformato in una splendida quotidianità e la grande considerazione di Colantuono è sempre stata dimostrata nei fatti.

Centrocampista interno di quantità con buona qualità, la storia atalantina di Alberto Grassi nasce addirittura nei pulcini. Arrivato da piccolissimo nel settore giovanile orobico, il centrocampista bresciano ha cavalcato tutte le formazioni di ragazzi della Dea fino a coronare il sogno della Prima Squadra. Nonostante qualche infortunio lo abbia condizionato nelle ultime stagioni, il ragazzo è nel giro della Nazionale Under 20 e sta completando il suo percorso di crescita studiando ogni giorno da Carmona e Cigarini.

Fino alla passata stagione, solo gli addetti ai lavori e gli appassionati di calcio giovanile nerazzurro conoscevano Grassi. Purtroppo per lui, è stato un brutto episodio a farlo salire agli onori della cronaca: ad inizio marzo, durante la sfida Atalanta – Verona del campionato Primavera, un nervoso finale di gara (gli ospiti vinsero 1-0 abbastanza sorprendentemente) lo portò ad apostrofare un avversario con un epiteto razzista (“alzati, vù cumprà”) che finì a referto e gli costò 10 giornate di squalifica.

Fin da subito sia i compagni di squadra che il responsabile del settore giovanile nerazzurro Mino Favini si prodigarono per far capire all’opinione pubblica come si trattò di uno sbaglio legato alla leggerezza di un giovane atleta e non di insulti con intenti razzisti. Proprio Favini, in quel periodo, ebbe modo di confrontarsi con la madre di Alberto Grassi che per far capire come il razzismo non fosse di casa per il ragazzo e la sua famiglia raccontò che lei stessa era stata madrina di due bambine di colore.

L’Atalanta, nel rispetto del proprio codice etico, non presentò ricorso e la stagione del centrocampista di Bonacina si concluse con largo anticipo proprio a causa delle 10 giornate di squalifica. Proprio nei giorni della bufera, arrivò per Grassi la possibilità di riparare allo sbaglio con un gesto di solidarietà che andasse a favore dei più bisognosi: in concomitanza con il periodo di squalifica, Don Resmini del Patronato San Vincenzo di Sorisole propose al giovanotto di dare una mano ai poveri e agli emarginati che vivevano per strada.

Il ragazzo e la società accettarono di buon grado e quel brutto episodio vissuto sul campo di calcio venne trasformato in tempo e bei gesti da dedicare agli altri proprio come ogni maturando intelligente e cresciuto con sani valori (Grassi ha finito le scuole in estate con l’esame di Maturità) saprebbe fare.

Prima la squalifica e l’aiuto ai bisognosi, poi la maturità e, infine, il ritiro estivo con la Prima Squadra seguito dal lavoro quotidiano in gruppo e culminato con l’esordio in serie A al cospetto della Roma. Il 2014 del giovanotto bresciano cresciuto a pane e Atalanta è da incorniciare, il difficile viene ovviamente adesso soprattutto perché la strada nel massimo campionato italiano di calcio è lunga a tortuosa. Se giochi nell’Atalanta e l’obiettivo è la salvezza è tutto ancora più difficile, ma chi parte dai Pulcini e arriva in Prima Squadra è ormai forgiato dallo stemma della Dea e conosce benissimo valori come sacrificio, rispetto e abnegazione totale per raggiungere gli obiettivi.

Da sabato scorso, il calcio italiano e l’Atalanta hanno un talento in più: Alberto Grassi, non più il ragazzo dell’insulto razzista che costò 10 giornate di squalifica, ma l’ennesimo prodotto del vivaio nerazzurro che è arrivato a toccare il cielo con un dito.