Del Grosso, pennella i cross
e suona chitarra e batteria

Prima di tutto, una persona semplice. Un ragazzo gentile che gioca a pallone con una passione totale e che appena apre bocca ti lascia la sensazione che dentro di lui ci sia tutto, tranne che un personaggio. Ad ogni risposta, poi, si capisce che la dimensione in cui vive Cristiano Del Grosso è quella di un uomo che spinge ogni giorno per farsi trovare pronto. Coccolato dall’affetto della famiglia, appassionato di tennis e di musica (suona la chitarra, la batteria e il basso) al terzino di Giulianova piace stare ai fornelli per cucinare linguine alle vongole. «Senz’aglio, però. Oppure se lo metto, lo levo a fine cottura».

Grazie a questa intervista esclusiva per BergamoPost scopriamo i segreti di colui che, nella rosa atalantina, è forse il più bravo di tutti a mettere al centro palloni pericolosi. Uno che domenica contro il Cagliari è incappato in una deviazione sfortunata ma è stato capace di mandare in gol Biava e di far quasi raddoppiare (calciando dalla bandierina) Carlos Carmona.

1) Cristiano, ad ogni chiamata in campo hai sempre risposto presente. Giocando bene, come se niente fosse. Hai un segreto?

Nessun segreto, un giocatore deve sempre essere pronto a scendere in campo. Durante la settimana si deve lavorare forte per conquistare una maglia, poi capita che alla domenica non giochi, ma fa parte della nostra realtà. L’importante è aver fatto tutto ed essersi allenati al meglio per giocare dal primo minuto. L’impegno e il lavoro pagano sempre, la titolarità o meno aiutano a costruire l’uomo prima che il calciatore: mollare perché non sei tra gli undici scelti dal primo minuto sarebbe semplice. Sono sempre tranquillo perché ho la consapevolezza di fare il massimo e ho l’entusiasmo di chi è pronto a rispondere presente appena viene chiamato.

2) L’assist vincente a Biava lo hai già fornito, il gol invece è stato solo sfiorato contro il Cesena: ti manca andare in rete?

Personalmente, quando faccio un assist è come se avessi segnato un gol. Quando chiudiamo le gare senza subire reti sono allo stesso modo davvero molto contento perché la prestazione del reparto ha fatto il massimo di quello che poteva ed ha ottenuto l’obiettivo. Il gol è un qualcosa di speciale che mi completa, in maglia atalantina ho segnato solo a Genova contro i rossoblù, ma Bergamo non sono mai riuscito a segnare: sarebbe la classica ciliegina sulla torta, ma non ne faccio un grande problema, non staziono stabilmente in zona gol e quindi è normale arrivare poco al tiro. Anche se con il Cesena ci sono andato vicino con quel palo colpito nella ripresa.

3) Secondo molti, sei il migliore della rosa al cross. Fai qualche allenamento specifico o hai avuto qualche tecnico che ti ha insegnato la tecnica giusta?

Sinceramente non saprei indicare un momento preciso in cui ho imparato a crossare in questo modo. Posso dire che con il tempo, il lavoro e l’esperienza ho affinato la mia tecnica e ora il gesto mi viene naturale. Ho una postura particolare, mi piego molto e me lo hanno detto in tanti, ma forse quello che davvero è cambiato è l’approccio: prima pensavo ad arrivare al cross, adesso punto a calciare la palla tagliata in modo che il cross non solo arrivi al centro, ma possa risultare decisivo per l’attaccante che incoccia poi il pallone. La frustata secca e tagliata a volte non esce bene ma quando riesco a calciare nel modo corretto creo sempre problemi in mezzo all’area. È il mio obiettivo.

4) Hai dichiarato più volte che per te, l’Atalanta, rappresenta il top della carriera. La tua è una voce fuori dal coro, in tanti considerano tappe come quella bergamasca solo intermedie in attesa di arrivare in alto.

Sono arrivato a Bergamo in un momento della mia carriera molto importante, quasi al top. Il mio percorso è stato tortuoso e quando mi ha chiamato l’Atalanta ho pensato subito che la tradizione, la storia e il passato di questa società fossero il top tra quelle che mi hanno visto impegnato. Ho giocato anche a Cagliari, con tutto il rispetto per la società sarda che rappresenta una piazza importante devo dire che qui a Bergamo c’è un ambiente che ti regala quel qualcosa in più che da altre parti non ho trovato. La città è bella, la società è seria e non ci fa mancare mai nulla e poi c’è la tifoseria: augurerei a tutti di poter vivere anche solo una stagione con addosso questa maglia. È un onore, veramente.

5) Hai un fratello gemello di nome Federico, anche lui calciatore. Chi il più forte dei due?

Questa è una bella domanda. Siamo partiti assieme, a 17 anni giocavamo in serie C1 entrambi a Giulianova uno sulla fascia destra ed uno sulla fascia sinistra. Al tempo lui era già un “ometto”, a 18 anni era capitano e per me era un maestro: carattere tosto, piglio da leader. Giocavo più io di lui, forse perché già ad inizio anni 2000 era più difficile trovare cursori di fascia mancini. Ebbe l’occasione di passare in serie B al Treviso con mister Giampaolo, fu un salto importante, ma una serie di infortuni lo limitò. Temperamento e personalità, secondo molti, erano a suo favore. Però quando non l’ho più avuto al mio fianco sono dovuto andare avanti da solo e, da gemello, non è semplice: ci sono riuscito, sono venuto fuori molto bene con personalità e dopo alcuni campionati molto buoni in serie C1 ho avuto la fortuna di trovarmi nel posto giusto al momento giusto.

6) La tua prima serie A, con l’Ascoli. Come andò?

Una concomitanza di situazioni incredibili. Eravamo in serie B, ma nel giro di una settimana sono passato dalla firma con la Triestina in serie B all’Ascoli che venne ripescato in serie A. In panchina c’era Marco Giampaolo, ci conoscevamo dai tempi di Giulianova e mi chiese se me la sentivo di fare la massima categoria. Accettai la sfida, ero a 20km da casa, la società a quel tempo stava decidendo se acquistare o meno Vittorio Tosto, ma per me c’era spazio e devo dire che andò tutto per il meglio. Finii la stagione con 30 presenze, andò veramente tutto alla grande e il mio primo ringraziamento va proprio al mio compagno Vittorio Tosto perché mi ha insegnato tantissimo.

7) C’è uno stadio che ti ha emozionato particolarmente la prima volta che ci hai messo piede?

Ce ne sono tanti, però credo che San Siro è San Siro. Se chiediamo ad un pò di giocatori qual è lo stadio che affascina ed emoziona di più credo che la risposta più diffusa sia proprio il Meazza di Milano. Dal punto di vista ambientale, invece, ragionando sul calore che arriva in campo e sull’ambiente che si vive durante la partita credo che a Marassi, quando gioca il Genoa, si respiri un’atmosfera molto calda. Bellissimo.

8) Stai frequentando il corso allenatori: è quello il futuro che immagini?

Il calcio è la mia passione, ho dedicato 15 anni della mia vita a questo sport e sto seguendo il corso per avere una sorta di brevetto. Qualcosa che certifichi il mio percorso, una qualifica che magari tra 6 o 7 anni mi possa servire. Sinceramente non ho ancora pensato al futuro in quel senso, mi sento calciatore e quindi voglio giocare ancora per un pò, ma sicuramente un giorno questo corso mi servirà.

9) Chiudiamo con il piccolo Vasco, nel 2014 sei diventato papà: cosa è cambiato?

Con un figlio la prospettiva cambia, completamente. Quando hai una famiglia, una compagna e un figlio che ti accolgono sempre quando torni a casa tutto il resto assume contorni diversi. Vedi tuo figlio crescere e tocchi con mano quella che è la vita reale, non c’è spazio per chissà quali pensieri o preoccupazioni legate al campo: il calcio alla fine è un pò come un grande teatro, uno spettacolo. Un figlio ed una bella famiglia sono la vita vera. Stupenda.

10) Curiosità sparse

1) Piatto preferito? Arrosticini

2) Carne o pesce? Pesce, mi piacciono i sautè di vongole o cozze. Adoro il sughetto che resta sul fondo

3) Vino o birra? Birra, chiara

4) Mare o Montagna? Mare

5) Come te la cavi ai fornelli? Mi piace molto cucinare, da piccolo con mio fratello aiutavo sempre mia madre. Oggi mi ci metto volentieri, appena ho mezz’ora libera aiuto la mia compagna: linguine alle vongole è il piatto che preferisco preparare

6) Posto più bello che hai visto? La Sardegna

7) Il tuo idolo è Gerrard: cosa gli vorresti rubare? Lo stile, senza dubbio

8) L’avversario più forte che hai incontrato? Figo, semplicemente devastante: danzava col pallone

9) Segui qualche sport oltre al calcio? Mi piace molto il tennis, ci gioco ma no sono espertissimo di classifiche o altro

10) Una passione extracalcio? Suono la chitarra e la batteria, ho imparato da solo e ogni tanto ho provato anche il basso. Avevo un cugino che aveva un gruppo e stavamo sempre assieme, non sono bravissimo ma vado a orecchio e mi diverto un sacco.