Kessie raccontato dell’uomo
che lo ha scoperto e lanciato

Franck Kessie è il personaggio del momento in casa nerazzurra. Nessuno ha corso più di lui (viaggia alla media di 11,5 km a partita), nessuno ha segnato più di lui (nella Dea, ma pure in tutta la Serie A) ma soprattutto nessuno ha stupito più di lui. Con 5 gol in 4 partite (compresa la Coppa Italia) e il rigore decisivo segnato contro il Torino, il gigante ivoriano sta scalando le gerarchie del calcio italiano e i paragoni già si sprecano. Chi non è sorpreso delle sue doti sono i dirigenti orobici (l’anno scorso è stato visionato a più riprese da diversi osservatori) ma, soprattutto, il suo agente George Atangana. Perché per lui, quello che sta facendo Kessie, è normale.

 

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I numeri di un futuro campione. Franck Kessie ha solo 19 anni e ha scelto il numero 19. Si tratta della maglia che per 4 campionati e mezzo è stata di German Denis: evidentemente il giovanotto non teme i confronti e ha iniziato la stagione come nemmeno il miglior marcatore straniero della storia orobica ha saputo fare. Denis, nel primo anno a Bergamo, ha segnato solo due gol nelle prime tre giornate. E andando indietro nel tempo, la storia ricorda che nemmeno Cristiano Doni e Filippo Inzaghi fecero tanto in così poco tempo. L’Atalanta si coccola il suo diamante grezzo blindato da un contratto fino al 2021, che mette i nerazzurri in una posizione di forza e di assoluta tranquillità. A giugno, se il ragazzo continua così, ci sarà la fila fuori da Zingonia ma ora che non siamo nemmeno a settembre ed è meglio pensare alla prossima sfida con il Cagliari senza volare troppo con la fantasia. Una volta tanto, i tifosi devono cercare di godersi il campione invece che preoccuparsi di quando lascerà Bergamo.

 

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Dove può giocare. L’aspetto forse più incredibile di questo ragazzo arrivato a Bergamo nel freddo dell’inverno 2014 su segnalazione del suo agente, visionato dagli osservatori orobici ma inizialmente poco appariscente tanto da meritarsi un ingaggio a Cesena solo verso la fine del mercato estivo 2015, è la duttilità. Kessie ha esordito con il Cesena nel finale della gara di Ascoli della scorsa Serie B (19 settembre 2015) e dopo un’altra prova in difesa, a Perugia venne definitivamente spostato a centrocampo. La definizione forse più azzeccata, senza esagerare, è quella di “tuttocampista”. Si vede in copertura, si vede in fase di costruzione e i numeri dicono che recupera palloni, ma che ancora ne perde anche molti, segno evidente di come necessiti di maturare ulteriormente sebbene non disdegni affatto entrambe le fasi. Quando difende palla è impossibile superarlo, quando parte palla al piede cerca la conclusione in porta e se i compagni muovono la palla lui è sempre pronto ad andare nello spazio. Contro il Torino, al momento del cambio di Kurtic, il team manager Moioli ha sbagliato ad impostare la lavagna luminosa e per un attimo sembrava dovesse uscire il numero 19. La sua reazione? Era girato dalla parte opposta e non sembrava nemmeno sfiorato dalla possibilità di lasciare il campo.

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[Vignetta del rigore segnato da Kessie di Giuseppe Pannacchione]

 

Le due facce del calcio di rigore. Il momento più importante della sfida al Torino è stato certamente quello del calcio di rigore assegnato da Mariani a Gomez dopo il fallo di De Silvestri. Sugli sviluppi di un calcio d’angolo a favore dei granata, Sportiello ha rilanciato per il numero 10 nerazzurro, che dopo 80 metri di scatto è stato atterrato in area di rigore. I rigoristi designati erano Paloschi e proprio Gomez, ma Kessie, come ampiamente sottolineato da tutti, ha deciso di battere prendendosi un grande rischio.Il dettaglio che probabilmente in pochi conoscono è che il ragazzo ivoriano, dopo il fischio del direttore di gara, ha chiesto a Gomez di poter battere il tiro dagli undici metri e l’italo-argentino gli ha dato l’ok. Gomez era molto stanco dopo lo scatto e conosce l’abilità di Kessie dal dischetto; la candidatura di Paloschi e le indicazioni di Gasperini e di Raimondi sono arrivate dopo, quando il ragazzo era ormai convinto di battere. Le regole di spogliatoio e di gruppo sono state superate, e questo non va bene, ma il ragazzo ha dimostrato una freddezza enorme. Un calcio di rigore come quello bisogna saperlo tirare e, soprattutto, segnare.

 

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[George Atangana, procuratore di Kessie e suo scopritore]

 

Le parole dell’agente di Kessie. Il procuratore e scopritore del diamante grezzo atalantino si chiama George Atangana. Lo abbiamo contattato per chiedergli un parere sulle prime prestazioni di Kessie: «Non mi sorprende quello che sta facendo. Franck è arrivato in Italia che aveva già 5 presenze con la Nazionale maggiore della Costa D’Avorio, non capisco come mai sia per tutti una sorpresa. Da almeno quattro anni gioca ad alti livelli: è stato capitano dell’Under 17, ha giocato con l’Under 21 e vanta presenze in Coppa D’Africa e in un Mondiale di categoria, oltre a tanti altri tornei internazionali. Sono stupito, piuttosto, dal fatto che la gente sia meravigliata. Credo che ci siano molti altri giovani con ottime qualità, anche italiani, e penso che lo stupore per le prestazioni di Frank sia un campanello d’allarme e debba essere un messaggio per chi non crede nei più giovani. Ci sono tanti ragazzi forti, bisogna farli giocare e credere in loro». Dunque per Atangana nessuna sorpresa. Nemmeno per la freddezza dagli undici metri. Anche se le regole vanno rispettate: «Nei Mondiali di Abu Dhabi giocati 3 anni fa, Kessie era il rigorista della sua squadra. Quindi non sono stupito di come ha calciato dagli undici metri e sono contento che abbia fatto gol. Però ci sono delle regole e non può ignorarle. Ho parlato con lui dopo la partita e gli ho detto che lui può anche essere il Maradona dei calci di rigore ma se c’è una gerarchia, e i designati sono Gomez o Paloschi o chiunque altro, lui deve rispettarla. Deve capire che queste cose sono importantissime in un gruppo, dentro uno spogliatoio e nella logica di una squadra. Sicuramente l’aspetto positivo è legato alla dimostrazione di grande personalità che il ragazzo ha dato: ha coraggio e non è una cosa da tutti». Ma il giovanotto ha capito di aver sbagliato? «Lui è un ragazzo molto intelligente e molto rispettoso. A Bergamo lo sanno bene. Probabilmente aveva una voglia matta di fare gol dopo che ne aveva sbagliati un paio, di cui abbastanza clamoroso. Certamente è stato un gesto istintivo, non bisogna dimenticare che parliamo di un “bambino” di 19 anni. Ha fatto gol, ha iniziato alla grande la stagione e siamo tutti molto, molto contenti».

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