La magia del Gasp trasforma
delle promesse in ragazzi d’oro

Gollini, Mancini, Djimsiti (nel finale anche Palomino), Hateboer, Freuler, de Roon, Gosens (nel finale anche Castagne) sono ragazzi su cui Gasperini può fare grande affidamento. Qualcuno è una certezza da tanto tempo, tutti sono elementi che al momento del loro arrivo a Bergamo non scaldavano certo il cuore dei tifosi: Ilicic, Gomez e Zapata accendono subito la fantasia, i ragazzi appena elencati invece no. Si sono fatti apprezzare sul campo, adesso li applaudono tutti. E le mani vanno battute anche a chi li ha comprati.

 

 

Gasperini è il vero valore aggiunto. Premessa doverosa: se dai del buon materiale ad un bravo artigiano è altamente probabile che il prodotto finito sia da applausi. Se lo stesso materiale lo consegni nelle mani di chi è un normale mestierante è chiaro che non ci si può aspettare molto. Con l’Atalanta vale lo stesso discorso, Gasperini sul campo è un allenatore da urlo perché riesce a tirar fuori il massimo dai suoi giocatori anche facendo scelte che a volte diventano difficili da capire come Castagne alto nel tridente.

Quando è arrivato a Bergamo il mister della Dea provava Freuler fuori ruolo (erano i primi giorni a Rovetta), lo stesso Djimsiti venne mandato a giocare perché c’era Caldara da lanciare e sulle fasce Conti e Spinazzola (anche loro non erano nomi prima del lavoro del Gasp) stuzzicavano tutti pensando al futuro. Ecco, il mister è un fenomeno nella costruzione di calciatori, ha la capacità di insegnare calcio e quando il giocatore ha qualità lui le esalta e nel medio periodo i risultati arrivano.

 

 

Le scelte della società: la linea è sempre quella. Chi mette a disposizione del tecnico i giocatori che poi scendono in campo è la società, sul mercato il lavoro viene fatto a più mani e troppo spesso sono arrivate critiche per la mancanza di “nomi” che permettano di fare il salto di qualità. Troppa gente, tuttavia, dimentica che il vero successo non è arrivare a un picco assoluto e poi ripiombare ai limiti della zona retrocessione, ma stabilizzarsi a un certo livello. E per farlo servono tempo, scelte intelligenti e i conti in ordine.

Qualche operazione si poteva fare meglio, non c’è dubbio. Qualche giocatore si poteva comprare prima. Anche qui non ci sono dubbi. Ma domenica a Genova (ed è solo l’ultima gara che possiamo portare ad esempio) in campo ci sono andati e hanno fatto molto bene ragazzi che qualche mese prima venivano considerati inadeguati e da cambiare. Inutile sottolineare le prestazioni nome per nome ma tutti i giocatori che abbiamo citato hanno la stessa genesi atalantina: sono arrivati a Bergamo da (quasi) sconosciuti e adesso fanno parlare tutti.

 

 

Come si può migliorare ancora? In prospettiva, l’incredibile situazione che stiamo vivendo da quando Gasperini ha cambiato marcia al mondo Atalanta si può addirittura migliorare. Il tecnico al 70-80 per cento può lavorare su prospetti che nel tempo ripagano la fiducia e per il restante 20-30 per cento si deve affidare al grande valore di primi della classe come Ilicic, Gomez e Zapata. Con la rosa ristretta (1-2 cambi per reparto o poco più) e la possibilità di inserire gradualmente i giovani del vivaio.

Il modello Atalanta è destinato a essere sempre più virtuoso, chi esce dal Centro Bortolotti è un giocatore pronto per le grandi (poi che si imponga è tutto un altro discorso) e nessuno può sapere quanto in alto possiamo arrivare. E allora godiamoci ogni momento, i fatti dimostrano che sul campo il lavoro del mister sui giocatori presi dalla società sta regalando emozioni assolute e visto che questi sono i giorni in cui iniziano a girare voci su Tizio che va a destra, Caio che va a sinistra e Sempronio che magari parte anche lui, l’imperativo è solo uno: Keep calm & Forza Atalanta.

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