La svolta mistica del Bepo
«Fabio o capìt: a m’sè fórcc»

«Fabiooooooo! Ma desfàt la Maggica! (abbiamo distrutto la Roma)».

Bepo è euforico, dopo il 4-0 di Zagabria non l’ho visto per cinque giorni e anche il pareggio con la Fiorentina non è servito a rimetterci allo stesso tavolino del bar per il consueto caffè. Appena lo incrocio, indago subito.

«Bepo! Dov’eri finito?».

«In clausura».

«Eh?!? Sa cöntet sö (che cosa dici)».

«Dopo Zagabria mi sono ritirato a meditare. Ho visto l’esordio in Champions in un bar vicino all’ospedale, ma il dramma sportivo che si è consumato davanti ai miei occhi richiedeva un approfondimento introspettivo e di meditazione».

«Sono sbigottito. Ma come parli?».

«So dientàt mat. Spol mia pert öna partita issè. E alura me so ritiràt (sono impazzito, non si poteva perdere una partita così e allora mi sono ritirato). E ho trovato una spiegazione, ragionandoci sopra…».

«Spiega Bepo, questa svolta mistica mi intriga!i».

«Siamo una squadra forte».

«Pota ma lo dico da tempo, ghet bisögn della meditassiù per capil? (c’era bisogno della meditazione per capirlo?)».

«Si, ho capito che un conto è dire che siamo forti. Un altro è capire fino in fondo perché siamo forti. O capìt che reagire, reagiscono tutti; però farlo con le armi che sai di avere nel momento giusto e con convinzione è da pochi. Contro la Fiorentina non s’è pareggiato con disperazione o semplice fortuna, ma grazie all’ostinata convinzione che la nostra forza è il gioco».

«Bella lettura, Bepo. Sei diventato un filosofo, sembri un commentatore di Sky. Poi contro la Roma abbiamo visto di nuovo la vera Atalanta. E l’avversario, che in casa sua merita rispetto assoluto, sotto il profilo del gioco non l’abbiamo visto mai».

«Fabio, quando giochi le partite con quella personalità, tutto è possibile. E per capire dove questa squadra può arrivare bisogna solo aspettare. Quindi avanti una gara per volta».

 

 

«Con il Sassuolo prima dello Shakthar: fondamentale non distrarsi».

«Pota, a Reggio Emilia bisognerà giocare come le altre volte. Quando eravamo in Europa League tante volte abbiamo pensato che ol campiunàt era meno importante. Ma non era giusto: guarda come stiamo andando adesso, possiamo fare un altro capolavoro».

«Cinque partite sono poche Bepo, però sono d’accordo: la struttura della squadra, la coesione con l’ambiente e tutto quello che in campo ammiriamo non sono frutto di un momento, ma il risultato di un progetto. Siamo una solida realtà».

«In cinque gare abbiamo fatto tutto noi. Solo a Zagabria abbiamo subìto, ma è stata una bella lezione e l’abbiamo imparata».

«Diversi ex calciatori e tecnici confermano: accettiamo quella sconfitta come un brutto passo falso. E avanti tutta. Però Bepo posso dirti una cosa?».

«Spara, Fabio».

«Va mia bé che an parla issé seri (non va bene che parliamo come quelli seri)».

«Ma noi siamo matti Fabio e per ona olta… ma noter an s’è semper chei (ma noi siamo sempre gli stessi)».

«E la Mariuccia se l’ha dic? (e Mariuccia che cosa ha detto?)».

«An se andacc insema, in Césa, lé l’ha pregat e me ho capit (siamo andati insieme in Chiesa, lei ha pregato e io ho capito)».

E cosa tét capìt?

«Che anche st’an l’Atalanta la me darà di grandi sodisfassiù».

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