«E l’Atalanta?». Dialogo al bar
dopo la batosta con l’Empoli

«Fabio, e l’Atalanta? Me so contét…»

Questa volta arrivo al bar appena dopo il Bepo, non vedo bicchieri davanti a lui sul bancone ma qui dev’essere successo qualcosa: non può fare una domanda del genere dicendosi contento dopo un 3-2 in casa dell’Empoli…

«Bepo, il dottore te lo ha già detto: se alle 8 del mattino sei già ubriaco te duret mia tat… (non duri molto) Come fet ad es cöntet? (come fai a essere contento?)».

«Pota, ier o capìt che Gasperini e Ilicic i va mai vià de che…» (ieri ho capito che Gasperini e Ilicic non se ne andranno da qui).

«Non capisco Bepo, spiega meglio…»

«Uno è un fenomeno in panchina ma domenica ha sbagliato troppo, l’altro ha fatto cose allucinanti compreso quel dribbling su 374 giocatori avversari che se Gosens al segna ma la porta vià. Dopo gli è uscita la brocca e ha mandato affancuore il pettinato con la casaccia fluo. Io son contento perché se valessero solo le cose belle, gente come Gasperini e Ilicic potrebbero davvero ambire a squadre fortissime e invece con quei difetti da qui non si muovono».

«Praticamente, te troet ol modo de gregnà anche quando me pians…» (trovi modo di ridere anche quando ci sarebbe da piangere).

«Gira i bale, Fabio. Oter che storie. Però nonostante una prestazione che non è stata delle migliori siamo riusciti a segnare due gol in trasferta. Fanno 25 in 13 giornate, tantissimi davvero. Detto questo è chiaro che l’amaro in bocca è amarissimo. Oter che Montenegro».

«Io sono nero, Bepo. Perché prima della partita avevo detto al mio amico Giacomino Mayer e al collega Porfidia che erano in macchina cosa mi aspettavo dalla partita».

«Cosa?».

«O facciamo bene bene oppure male male, non ci sono mezze misure». Purtroppo ci ho preso anche se bisogna imparare che in certe situazioni anche tirar su le coste e portare a casa il pareggino non è uno scandalo. Nell’economia del campionato pareggi come ieri a Empoli, in casa con la Doria o con il Cagliari valgono tanto: oggi saremmo a 21 con tutto un altro umore».

«Fabio, l’umore si sistema: alla fine abbiamo fatto tutto noi».

«Quindi Bepo, non sei preoccupato come dopo Spal?».

«Mai piö… (nient’affatto). E adess ta la dise grosa (e adesso te la dico tutta): con il Napoli è una partita da tripla. Anche senza Ilicic».

 

 

Al bancone del bar, da qualche minuto, è arrivato anche Ciro. Napoletano vero, tifoso degli azzurri e carabiniere a Zingonia, Ciro è un amico ma sentendo parlare del suo Napoli entra nella discussione.

«Ué guagliò, lunedì ci si incontra..»

«Bepo, spiega anche a Ciro perché è una gara da tripla».

«Tripla? Bepo devi berlo mischiato…».

«Ciro, non fare lo sborone. Lunedì si affrontano due squadre molto diverse, ma voi giocate una gara importantissima in Champions solo pochi giorni prima, noi no. Voi pensate di venire a vincere facile dopo che avete fatto 0-0 con il Chievo mentre noi non siamo rassegnati a perdere. Giochiamo a Bergamo, i nostri spingono e per voi sarà durissima. Difficile prevedere il risultato ma io ci credo».

«Brao Bepo, questo è lo spirito giusto. Ma Ciro, te che sei un carabiniere mi spieghi cosa hai provato a vedere le immagini dell’assalto al bus del Boca prima della finale di ritorno della Libertadores?».

«Credo che uno spettacolo simile non si debba vedere mai. Io sono napoletano, lunedì a Bergamo l’ambiente sarà ostile e anche se in generale Atalanta–Napoli non è mai una partita semplice sotto tanti punti di vista credo che in Argentina si sia scavato molto più in basso del fondo. Quell’immagine di una donna che piazza fumogeni e bengala sul corpo di una bimba è qualcosa di talmente barbaro che non si può nemmeno raccontare».

«Giusto Ciro, Bepo te cosa pensi?».

«Bröte bestie, bisognaa picaga de bagai…» (brutte bestie, bisognava picchiarli da piccoli).

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